Luglio-Agosto 2017

P apa Francesco ha fatto visita il 20 giu- gno 2017 a Barbiana, una sperduta fra- zione del comune di Vicchio nel Mugel- lo, per rendere omaggio al sacerdote don Lorenzo Milani, a 50 anni dalla sua scompar- sa. Il breve viaggio papale è stato contras- segnato da tre momenti salienti vissuti in altrettanti luoghi, racchiusi in un minuscolo fazzoletto di terra. Francesco ha innanzitutto reso omaggio alla tomba di don Lorenzo, nel piccolo cimi- tero della frazione. Quella tomba che don Lorenzo aveva acquistato il giorno dopo es- sere arrivato nella sua nuova parrocchia, at- traversando un dedalo di strade fuorimano. L’acquisto, all’apparenza bizzarro, trovava giustificazione in una doppia consapevolez- za del sacerdote: che Barbiana sarebbe sta- ta la sua parrocchia fino alla fine dei suoi giorni; e che nessuno lo avrebbe persuaso a rinunciare ad una destinazione che in dioce- si appariva quantomeno come un’umiliazio- ne, una sorta di purgatorio dove dover espiare chissà mai quali colpe. La visita di Francesco è proseguita poi nello spazio an- tistante la canonica e la chiesa, di fronte agli scolari di un tempo, che don Lorenzo con ostinazione voleva che tutti i giorni ab- bandonassero le loro case e le loro piccole stalle, per strapparli proprio con la scuola ad un destino già segnato. Successivamente il Papa è entrato nella «scuola di Barbiana», costituita da un’unica stanza, che era il salotto della canonica del priore. L’aula si presenta oggi come nel giorno della sua morte: con la stufa a legna per stemperare il freddo quando lassù, a Barbiana, il ghiaccio d’inverno la faceva da padrone, con gli stessi mobili, gli stessi libri sugli scaffali, gli stessi attrezzi del mestie- re. C’è pure la stessa lavagna sulla quale campeggiava la scritta tanto breve quanto esplicativa: «I care». È l’espressione che ben rappresenta l’infuocata passione del sa- cerdote per i suoi ragazzi; il programma che gli ha permesso di trasformare un’aula sgangherata in un’officina di pensiero, in un atelier di serrato confronto critico. La scuola di Barbiana chiedeva impegno. Era aperta 12 ore al giorno, tutti i giorni dell’anno, meno uno. L’impegno richiesto lungo tutto l’anno era l’obolo da pagare per la crescita culturale dei suoi ragazzi e, a ca- scata, delle loro famiglie. Nel laboratorio di Barbiana don Lorenzo metteva progressiva- mente a fuoco alcuni principi pedagogici che a poco a poco avrebbero contagiato il mondo della scuola, non solo italiano: la scuola deve creare pensiero ed essere luogo di riscatto sociale; non deve abbandonare gli ultimi e deve scrollarsi di dosso la patina mortale della noia, accendendo l’interesse dei ragazzi e coltivando la loro curiosità in- tellettuale (1). Le oltre 180 scuole italiane che portano il nome del priore di Barbiana attestano che la sua esperienza è stata non solo lodata per la sua unicità, ma anche apprezzata per il suo alto valore educativo. I molti saggi e libri che sono stati scritti sulla «scuola di Barbiana» evidenziano l’intelligenza peda- gogica di quel prete che insegnava e diceva Messa sempre con gli scarponi ai piedi e che si ostinava a scrivere articoli e libri con i 5 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXIV - Numero 7-8 - Luglio-Agosto 2017 S p i r i t u a l i t à DON LORENZO MILANI, MAESTRO E PEDAGOGO don Maurizio Viviani, Delegato episcopale per la pastorale studentesca e universitaria di Verona (1) Cfr N EERA F ALLACI , Vita del prete don Lorenzo Milani. Dalla parte dell’ultimo , (Prefazione di David Maria Tu- roldo), Biblioteca Universale Rizzoli, 1994.

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