Luglio-Agosto 2017
dirci che siamo diversi dagli altri, che roviniamo le vostre élites , che abbassiamo I vostri livelli culturali, che appiattiamo i vostri valori, che contagiamo i vostri superdotati, che li- mitiamo con il nostro pesante passo da muli (ma voi preferite dire somari) la capacità dei «corsieri», di andare a passo veloce, che costringiamo tutti a camminare con l’andatura del più debole, che siamo sotto-sviluppati, che siamo poco idonei agli studi e ottusi d intelligenza; ce lo confermate anche con atti solenni e bolli dello Stato, del Ministero e non si sa chi altro, scrivendolo sulle pagelle e sui tabelloni. Vi sprecate di zeri, di tre e di quattro, ci bocciate per l’ortografia e per il dodecagono; tanto sapete benissimo, fin dal primo giorno di scuola, che noi siamo quelli che non vanno avanti. In campagna, o a Collecchio al Monte, ci mandate la supplente in cinquecento, che arriva e scappa; fa la pendolare, come dite voi; e ci considerate poco meno che dei selvatici agresti; in città ci chiedete subito chi fa il latino; e comunque la differenza fra e gli studenti, e gli «obbligati», è una specie di schema non scritto dell’ordinamento, uno schema effettivo e operante in trasparenza nemmeno troppo velata. I problemi sollevati dal libro non possono essere Ignorati. Ecco ciò che sta sotto questo libro perturbante scritto dai ragazzi della campagna toscana. Un sistema scolastico «ingiusto» D’altra parte dobbiamo ammettere che questa nostra scuola è, nelle sue aspirazioni, nei suoi riti vetusti e sacri, spesso ingiusta e ancor più spesso priva di animazione democratica: anche quel tipo di scuola riservata a pochi, in fondo, non era giusto, anche a quei pochi essa rifiutava e rifiuta ancor oggi ogni partecipazione, ogni presenza, ogni dialogo autentico, ogni impegno associa- tivo, ogni vita di gruppo; (chi non ricorda la vicenda della «Zanzara»?). Essa chiude le porte a qualsiasi forma di col- laborazione con la famiglia (e noi stessi, professori quando nella nostra qualità di padri di famiglia, pren- diamo contatto con i colleghi, o i presidi delle scuole dove vanno i nostri figli, ci troviamo a farne l’amara espe- rienza. Se nell’ambito dell’attività formativa scolastica voi a questi vostri ragazzi offrirete delle occasioni e delle op- portunità, non domanderete solo dei passaporti gramma- ticali o non farete i temi sulle carte bollate come foste dei gabellieri, se utilizzerete anche tutti gli aspetti della ricchissima esperienza e cultura familiare-ambientale di questi ragazzi, che certamente non rientrano nei modelli letterari che voi conoscete, potrete stimolare anche le loro autentiche capacità, non creerete in essi lo spirito della rivolta, il senso dell’abbandono, la convinzione dell’ingiustizia; e non darete neppure l’idea che le vostre istituzioni, che sono state messe a disposizione del sistema scolastico dai fondi pubblici e dall’impegno pubblico, servan sol- tanto per creare dei posti di lavoro a un gruppo o a una categoria professionale. Le cattedre servono soprattutto per dare il pane a chi ne ha più bisogno; e questi ragazzi ne hanno veramente bisogno; ne ha bisogno la società; ne abbiamo bisogno anche noi, perché in questa società viviamo e operiamo; siamo noi che abbiamo bisogno di questi ragazzi, assai più di quanto essi non abbiano bisogno di noi. E d i t o r i a l e 4 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXIV - Numero 7-8 - Luglio-Agosto 2017
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