Luglio-Agosto 2017
3 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXIV - Numero 7-8 - Luglio-Agosto 2017 E d i t o r i a l e libro dei ragazzi di Don Milani, mi viene fatto di pensare che, per un processo analogo esso può diventare, nella genesi degli atteggiamenti e dei comportamenti di molti nostri ragazzi, se non un vangelo della rivolta, se non un manifesto del rancore e dell’inquietitudine, certo un terribile atto di accusa al nostro sistema formativo e, di riflesso, la messa in causa della società che lo formula e lo accetta. La vostra scuola non è giusta La tesi è nota: la vostra scuola, diciamo pure la nostra Scuola (si riferisce alla media ma l’affermazione si può estendere a tutti gli altri ordini) non è giusta; la pagano tutti, è frutto del lavoro e del sangue di tutti, ma a chi ne ha più bisogno essa o dà meno o non dà. Così come voi la fate, dicono questi ragazzi essa vuole solo premiare chi è già virtualmente dentro, chi si trova già sulle creste della cultura affluente, prospera, opulenta, nutrita di mezzi, di strumenti e di stimolazioni fino al superfluo o alla nausea: agli altri dà solo un ser- vizio obbligatorio supplementare, come una volta si dava a tutti quello delle armi; la presenza di tutti può costituire, ma solo apparentemente, l’alibi di una fantomatica eguaglianza delle condizioni e delle opportunità. La società non democratica fa leggi che suonano giuste solo nel dettato: perché soltanto chi è protetto, difeso, sostenuto dai mezzi e dall’ambiente, riceve tutto o quasi tutto, è si- curo di poter correre. Secondo un principio in apparenza assolutamente giusto, nessuno è destinato, è nato alla stalla o al piccone: sarà la scuola a san- zionare i meno capaci, che, proprio per- ché incapaci di fare altro, dovranno costituire «i negri» della società indu- striale. Ma come essa li screma, questi sot- toprodotti? Semplicemente chiedendo loro ciò che si sa già essi non possiedo- no, e cioè quei linguaggi culturali ed elaborati, quei condizionamenti acqui- siti, quelle riserve immagazzinate che sono proprie di chi sta sull’altro versan- te della società. Per molti dei nuovi obbligati alla scuola nel retroterra familiare e ambien- tale, c’è spesso una penosa condizione di denutrizione culturale, ci sono secoli di infanzie tristi e solitarie, di povertà e di miseria che non stimolano la materia grigia. È proprio compito della scuola media trasformare gli alunni meno favoriti in «minorati in- tellettuali» legalmente riconosciuti? Tutto questo certo seleziona, ma è proprio compito della scuola, in particolare della nuova scuola media, ratificare questa situazione, rendendola definitiva, immodificabile e cioè con- solidate come i debiti dello stato? Ci trasformate, dicono questi ragazzi, da semplici dimenticati o iloti dalla cultura ufficiale, in «minorati intellettuali» legalmente riconosciuti, privi di capacità, attitudini ed intelli- genza. Alla vanga o al distributore di benzina eravamo ragazzi poveri che non avevano potuto andare a scuola ed eravamo venuti su come Dio voleva, ora ci fate venire a scuola, solo per
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