Luglio-Agosto 2017

LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXIV - Numero 7-8 - Luglio-Agosto 2017 40 prio quello di che cosa noi intendiamo per «saperi» e per «cultura». Se pensiamo, co- me credo profondamente, sia giusto pensa- re che la formazione non possa consistere solo in un insieme di competenze disciplina- ri senza nessi con la realtà vissuta dai giova- ni e dal loro ambiente, allora il rapporto con il mondo del lavoro e la società nel suo complesso è fondamentale in tutto il siste- ma formativo. Perché i licei dovrebbero es- serne esclusi? Forse non sono interessati al- la dimensione della progettualità, dell’as- sunzione di responsabilità, dell’organizza- zione di un lavoro comune? Forse non sono interessati a vedere come concretamente operano la scienza e la tecnologia? O al concetto stesso di «bene culturale»? Inoltre, in un paese come il nostro in cui i fallimenti al primo anno di università sono ben diffusi, non è possibile sottovalutare la relazione con uno o con più ambienti di la- voro ai fini della prosecuzione degli studi… La seconda obiezione è: non ci sono posti disponibili ad accogliere tutti i nostri stu- denti e non vogliamo che l’alternanza si ri- duca ad una forma di sfruttamento di lavoro minorile mascherata. Inutile negare la real- tà dei fatti: in tutte le scuole italiane ab- biamo riscontrato difficoltà e anche l’asso- ciazionismo imprenditoriale sta spesso fati- cando a «convincere» i propri aderenti che «curare» i giovani è alla lunga anche un in- vestimento vantaggioso. Senza contare che una percentuale molto alta di esperienze ri- guarda piccole o piccolissime aziende e stu- di professionali. Per questo, come ha soste- nuto Arduino Salatin in un recente convegno indetto dall’ANDiS (Associazione Nazionale dei Dirigenti Scolastici) (1), quel che va su- perato è una concezione «turistica» dell’al- ternanza, che impedisce una reale messa a prova delle attitudini e delle prospettive degli studenti. Dal mio osservatorio di coordinatore di una Rete Regionale sicuramente significati- va come quella lombarda, posso però testi- moniare che di fronte a queste difficoltà c’è stata una mobilitazione di energie senza precedenti, dentro e fuori la scuola, che sa- rebbe sbagliato sottovalutare o lasciare tra- montare come tante altre volte (ricordiamo le aree di progetto nella sperimentazione assistita?). E poi, non dimentichiamo che non ci sono solo i tirocini, ma sono già for- temente sviluppate esperienze reali e molto interessanti come - L’Impresa formativa simulata - La «scuola-impresa» che accetta commes- se dal territorio e utilizza a tal fine labo- ratori propri ed esterni in collaborazione con una o più imprese ( project work ) - Il rapporto con società sportive affiliate al CONI - Il rapporto con le Istituzioni (Altre scuole, Enti Locali e Funzionali, Beni Culturali) - In particolari settori, come gli istituti agrari ed alberghieri, aziende specifiche e ristoranti didattici che possono accogliere anche studenti di altri indirizzi. Mi permetto di aggiungere alcune consi- derazioni sulla prima di queste modalità perché ci sono (anche all’interno di qualche associazione imprenditoriale) alcuni pregiu- dizi negativi. Certo, l’IFS non permette una «immersione di clima» nell’azienda reale e nelle sue tecnologie, ma in primo luogo co- stituisce non di rado una sua pre-condizio- ne: molte IFS si sono infatti evolute in al- ternanza. Inoltre, mentre sul piano dei rap- porti con il territorio rafforza la presenza della scuola e la sua immagine, sul piano di- dattico attua metodologie come il lavoro di gruppo e il role-play immediatamente rife- ribili anche al lavoro disciplinare, favorendo la collegialità effettiva del Consiglio di clas- se. Infine stimola e finalizza l’utilizzo «da produttore» e non solo da consumatore del- le tecnologie informatiche. Le condizioni perché tutti questi percorsi siano considerati «alternanza» (ossia rac- cordo reale con il mondo del lavoro) è che esistano un progetto condiviso, una conven- zione, un partenariato reale con una vera «impresa» (anche quando è un’altra scuola o un’organizzazione di volontariato) e che la responsabilità dell’elaborazione e della valutazione del progetto formativo rimanga in mano alla scuola. (1) L’Autore è membro del Consiglio nazionale

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