Luglio-Agosto 2017
41 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXIV - Numero 7-8 - Luglio-Agosto 2017 Decisivo è quindi il ruolo dei «tutor»: Nell’impresa formativa simulata, l’azien- da tutor ha il compito di supportare la scuo- la nell’analisi delle realtà imprenditoriali esistenti nel settore prescelto e di garantire l’accuratezza della simulazione in relazione ai ruoli, alle relazioni e alle tecnologie aziendali, anche attraverso visite e l’analisi di documenti aziendali. Nelle altre forme di alternanza, il tutor aziendale, insieme a quello scolastico, con- corda gli strumenti di osservazione e le gri- glie di valutazione delle prestazioni; agevo- la l’inserimento nel mondo del lavoro; valu- ta l’andamento e i risultati del progetto formulando eventuali proposte di modifica. Deve essere chiaro, a scanso di equivoci e delusioni, che si tratta di un « work in pro- gress », e che le competenze dei tutor non si costruiscono nel breve periodo: quel che conta è la disponibilità a lavorare insieme e a rivedere con tempistica ragionevole e pra- ticabile gli andamenti reali. Molta attenzione va rivolta, da questo punto di vista, alle offerte commerciali «chiavi in mano» che propongono in buona sostanza uno scambio tra un prodotto finito (sia esso reale o virtuale), che in sostanza assume tutti i ruoli e procede persino alla valutazione formale. È evidente che questo tipo di iniziative non possono essere ricono- sciute e spero proprio che il Ministero sia in proposito chiaro e netto. La formazione per l’alternanza È evidente da queste poche osservazioni che, perché l’alternanza possa corretta- mente svilupparsi in tutte le sue forme, oc- corre che gli insegnanti sappiano progettare e valutare la didattica ordinaria. Prima an- cora, è necessario che i dirigenti assicurino la certezza delle funzioni e la flessibilità or- ganizzativa necessaria per il superamento dell’autosufficienza disciplinare e lo svilup- po della didattica per l’acquisizione di com- petenze. È stato detto mille volte - e ripe- terlo rischia di apparire banale e/o insigni- ficante - ma farlo davvero comporta, per esempio, la disponibilità a non considerare intangibile l’orario di lavoro settimanale strutturato sulle diciotto ore di cattedra; la capacità di definire nelle ore assegnate for- malmente a quale disciplina di chi si fanno certe attività; come sono ripartite le gior- nate di tirocinio, e molto altro. La proget- tazione, infine, per quanto supportata da una piattaforma, esige non minore, ma maggiore competenza dei docenti, poiché far lavorare le discipline per affrontare si- tuazioni concrete e sviluppare prestazioni è cosa più complessa che illustrare un com- plesso di conoscenze (che peraltro le com- petenze esigono). Tutto questo non è «dato», ma va co- struito attraverso una formazione che si se- dimenta negli anni. L’obbligatorietà della formazione, stabilita dalla legge 107 e rea- lizzata con modalità e tempistiche troppo frettolose, va a mio avviso finalizzata esat- tamente a questo sviluppo della capacità di progettazione e per questo non può risol- versi nell’abituale cascata di informazioni accademiche. È allora necessario riconoscere che «for- mazione» non è altro dal lavoro concreto di un insieme di conoscenze e di relazioni che sono insieme tecniche e comunicative sup- portato da una supervisione esperta. La co- struzione di una comunità professionale esperta dei docenti è insieme la condizione e lo strumento capace di fare quella innova- zione reale, sempre evocata e richiesta dal- le norme, e che in verità esprime le carat- teristiche di una scuola che meriti l’appel- lativo di «buona». In estrema sintesi… In un bel convegno recentemente svol- tosi a Cernusco sul Naviglio che ha chiama- to a raccolta le prime esperienze di alter- nanza (fine anni settanta, inizio anni ot- tanta) è stato spesso rilevato come l’esi- genza di partire seriamente con la genera- lizzazione di quelle prime iniziative pionie- ristiche sia avvertita davvero da molto tempo. Probabilmente, le condizioni per- ché i percorsi di alternanza si possano svol- gere nella maniera «giusta» in tutte le scuole sono ancora in buona parte da co- struire. Forse renderli obbligatori è stato un azzardo ma, d’altra parte, troppo spes- so nella scuola aspettare di avere le condi-
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