Luglio-Agosto 2017

D are un premio economico ai bravi in- segnanti era un impegno che si era già preso Gentile attraverso i concorsi per merito distinto, che attribuivano anticipa- zioni nelle classi stipendiali, e le note di qualifica con le quali i presidi/direttori po- tevano accelerarle o ritardarle. La buona scuola riprende la tradizione interrotta nel 1974 con lo stato giuridico dei docenti che aveva abolito entrambi i predetti istituti, promuovendo «l’unicità» della funzione in un’ottica non più impiegatizia e gerarchica ma partecipativa, fondata sull’elettività de- gli incarichi. Anche i presidi/direttori erano guardati a vista dagli ispettori, come oggi tornati nelle mani dell’amministrazione, dopo un periodo in cui si pensava anche per loro ad elezioni. Un comitato di valutazione del servizio avrebbe dovuto operare solo su richiesta dei docenti stessi. Corsi e ricorsi dunque, ciò che è cambia- to è il ruolo acquisito dalle componenti ge- nitori e studenti nella gestione della scuola, le quali ben prima dell’ultima legge erano stati chiamati ad esprimere un giudizio sul funzionamento della medesima (carta dei servizi), che però non aveva conseguenze di alcun genere se non incidere sulla sua im- magine pubblica. Dopo i «decreti delegati» del ’74 si parla di un diverso rapporto tra istituzioni scolastiche e territorio, dando più spazio alla funzione sociale ed alla li- bertà professionale dei suoi operatori, moti- vo per il quale erano necessarie nuove com- petenze ed una maggiore articolazione del- le attività. La stagione dell’autonomia faceva avan- zare la richiesta di qualità e di differenzia- zione nei riconoscimenti delle prestazioni, provenienti o dai risultati conseguiti dagli alunni o da certificazioni di adempimenti professionali nell’ambito dei mutati compiti dell’organizzazione scolastica. Adottare mo- delli competitivi in uso non senza critiche in Gran Bretagna o negli USA vuol dire conferi- re alle scuole piena autonomia anche nella gestione del personale, cosa che l’attuale governo non intende fare, limitandosi a confermare quel carattere «funzionale» già previsto dal DPR 275/1999, ed allora la va- lutazione è demandata ad un comitato in- terno all’istituto presieduto dal dirigente e formato dalle componenti scolastiche con l’aggiunta di un membro esterno nominato dall’USR. Esso fornisce criteri per l’attribu- zione di un bonus economico assegnato dal dirigente medesimo. Il vero problema per le scuole è la non idoneità all’insegnamento, mentre qui si tratta di un’indennità aggiuntiva su indica- tori stabiliti dall’alto, già proposti per il co- sì detto «compenso accessorio», sottratto alla contrattazione ed attribuito ai dirigen- ti, che a loro volta saranno valutati sulle modalità di attribuzione. Non si vuole entrare nelle polemiche già piuttosto accese circa la quantità di danaro erogato a ciascun docente né a quanti di lo- ro lo riceveranno; ci limiteremo a conside- rare come alcune scuole hanno trattato i criteri di riparto del fondo e li hanno resi pubblici. Qualità del lavoro, innovazione, assunzio- ne di responsabilità, sono le aree che i comi- tati dovevano considerare, cercando di adat- tarle alla realtà dell’istituto e di graduarle per potervi far accedere i docenti. Piuttosto onerose sul piano formale sono le evidenze che attestino le attività svolte, a meno che non sia la scuola nel suo insieme ad adottare una modalità di documentazione dell’espe- rienza didattica, capace di generare innova- zione da cui trarre appunto la premialità. Anche l’introduzione del portfolio del docen- te serve a storicizzare il percorso individuale che può diventare collettivo. 17 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXIV - Numero 7-8 - Luglio-Agosto 2017 UNO SGUARDO SUL MERITO DEI DOCENTI Gian Carlo Sacchi, Esperto di politica scolastica

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