Luglio-Agosto 2017
9 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXIII - Numero 9-10 - Settembre-Ottobre 2016 giamenti che sono all’origine dei mali che af- fliggono l’umanità: la ricerca esclusiva del profitto e la sete del potere, con il proposito di imporre agli altri la propria volontà. Ma non soltanto gli individui, singolarmente pre- si, ma anche le Nazioni e i blocchi di Nazioni possono soccombere a questo duplice atteg- giamento. Così, molto spesso decisioni che vengono motivate con esigenze di ordine economico e politico, in realtà non esprimo- no altro che volontà di dominio e di possesso egemonico e privilegiato. Il cammino per lo sviluppo di tutto l’uo- mo e di tutti gli uomini potrà farsi strada soltanto a partire dal necessario cambia- mento degli atteggiamenti umani più pro- fondi: il passaggio dalla volontà di dominio e di appropriazione, alla volontà di servizio di condivisione e di partecipazione. È ne- cessario abbandonare i falsi miti dell’occi- dente contrari ai valori dell’uomo. Il Terzo Mondo ha conosciuto una colonizzazione economica e culturale impostata su una concezione di vita e comportamenti estra- nei ad esso, che hanno molto influito sulla società e nei rapporti sociali, alternando tradizioni e costumi. Molto spesso lo svilup- po ha distrutto tradizioni e culture. Troppo spesso quei Paesi hanno abbandonato tradi- zioni e culture per adottare e imitare quelle di altre provenienze: nel modo di vestire, nei costumi, nelle relazioni sociali, nella concezione stessa dell’ambiente e dell’ha- bitat. Si è verificato quel fenomeno che i sociologi definiscono «acculturazione», che consiste nell’assimilare modelli culturali esterni al proprio ambiente e che quindi tende ad annullare l’identità della società e degli individui Alla luce di queste considerazioni dovre- mo pensare a rivedere i parametri con i quali si considerano le categorie del sotto- sviluppo secondo criteri soltanto materiali. Il reddito, la produzione, il possesso dei be- ni non bastano a indicare tra questi para- metri i tassi di suicidi che in certi Paesi in- dustrializzati dell’Occidente sono altissimi: la ricchezza e il benessere non bastano a dare la felicità e la soddisfazione. La condi- visione, le relazioni umane, il rispetto per gli anziani, il senso della comunità, così vivi nei villaggi dell’Africa non si possono espri- mere con il metro delle statistiche e costi- tuiscono la loro vera ricchezza. È importan- te che se ne tenga conto e che si pensi a di- fenderli. L’educazione alla convivenza democrati- ca nella scuola ha anche il compito di ri- spettare e rendere operante quel patrimo- nio di valori e di esperienze relative a com- portamenti etici, religiosi e morali, che l’alunno possiede fin dall’inizio della sua esperienza scolastica, Sono valori che la so- cietà occidentale rischia di vanificare sotto la pressione del consumismo, che fra l’altro svolge una deleteria azione livellatrice e massificante, contrari a quell’ideale di re- sponsabilità personale e di autonomia che è una finalità fondamentale dell’educazione alla convivenza democratica. Si tenga pre- sente, in particolare, che la stessa «solida- rietà attiva» nel gruppo sociale non viene confusa con il «cedimento passivo» alla pressione di gruppo, proprio per tutelare una capacità di giudizio indipendente e li- bero dal conformismo. Tuttavia, educare al- la libertà di giudizio e alla valorizzazione della personalità individuale non può dege- nerare nella sollecitazione dell’egoismo, sia per gli individui che per le società. Il compi- to della scuola è la formazione della perso- na, non la valorizzazione dell’individuo co- me tale. Si può dire che la differenza tra persona e individuo è data da una verità sempre confermata dalla storia e dalla ri- flessione: «l’individuo» tende a realizzare se stesso o ignorando gli altri o sopraffacen- doli (individualismo); la persona tende an- ch’essa a realizzare se stessa, ma per rea- lizzarsi non si serve degli altri ma «serve» gli altri (personalismo). Si noti in particola- re che il rispetto personalistico degli altri ed il servizio che a loro si presta oggi si in- serisce in quell’opera di educazione pluriet- nica che diviene sempre più un impegno fondamentale della scuola del mondo occi- dentale. Sotto tale profilo, l’educazione morale e sociale, nei suoi aspetti operativi, si inseri- sce nel più vasto impegno promozionale ed organizzativo del dirigente scolastico, nei momenti in cui indica e sottolinea le finali- tà dei vari «progetti» di educazione civica, democratica, multirazziale e alla legalità.
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