Luglio-Agosto-2016
LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXIII - Numero 7-8 - Luglio-Agosto 2016 6 S p i r i t u a l i t à Solo una profonda umiltà ci può far com- prendere la volontà di Dio come il nostro supremo valore, ci può spingere a cercare la nostra vocazione di tutta la vita e di ogni istante delle nostre giornate, ci dà la forza di dir sempre generosamente ed efficace- mente quel nostro sì, che permetta l’ine- sauribile colloquio fra noi e Dio, la perenne nostra ascensione di valore verso l’ineffabi- le amicizia dell’eternità. Rileggiamo il Magnificat di Maria, medi- tiamolo, facciamolo nostro: e allora com- prenderemo pienamente il significato della nostra vita spirituale! La Scuola e l’Uomo, Anno X n. 1 genn. 1953 * * * «Nos ergo diligamus Deum, quoniam Deus prior dilexit nos» (I Giov., IV, 19). L’iniziati- va del nostro colloquio con Dio viene da Dio stesso: «Dio è carità» (ibid, 16) e noi siamo un effetto di questo ineffabile amore, che ci fa esistere ed operare nell’ordine natura- le, e ci eleva all’ordine soprannaturale, chiamandoci a divenire «divinae consortes naturae» (2 Pietro, I, 4) nell’eterno amples- so della visione della Sua stessa Essenza. Ma è necessario che la persona umana faccia suo l’amore divino, diventi essa stes- sa una fonte viva di amore: «Qui manet in caritate, in Deo manet, et Deus in eo» (I Giov., IV, 16). Questo «manere» indica tutta l’interiorità, l’immanente stabilità dell’ade- sione di tutto il nostro essere all’amore, quale condizione essenziale dell’interiore stabile unione con Dio. Si tratta di una sta- bilità, che non è staticità, ma anzi l’espres- sione massima di immanente vita operativa, similitudine creata della stessa immanente vita divina, rivelataci dal mistero Trinitario. Quando dai fianchi dei nostri monti vediamo scaturire limpida e perenne l’acqua sorgiva, fonte di vita alla valle assetata, noi di rado pensiamo che essa in tanto può sgorgare, in quanto vi è un’interiorità, una profondità misteriosa che ha fatto suo il dono sceso dal cielo, se l’è in sè stabilmente assimilato, per divenire essa, arida terra e dura roccia, ricchezza inesauribile, collaboratrice del cielo per dar vita feconda, insieme con al- tre sorgenti alla rimanente arida terra. Ugualmente dalla pienezza interiore della persona umana, scaturisce l’amore stesso divino fattosi umano, e si riversa generosa- mente e perennemente sulle altre persone, per unirsi alla loro pienezza in una recipro- cità vicendevole di comunione, con cui si ama nell’altro il divino presente in se stes- si, o per colmare la loro insufficienza e so- stenere la loro debolezza, divenendo con- creta espressione della paternità, della provvidenza, della misericordia, della verità del Cuore di Dio. «Se qualcuno pretende di dire di amare Dio, mentre odia il suo fratel- lo, egli è un mendace. Come infatti può amare Dio che non vede, se odia il suo fra- tello che vede? Questo è perciò il precetto che abbiamo da Dio: che chi ama Dio, ami anche il suo fratello» (ibid., 20-21). Nel «Paradiso» di Dante i Beati diventano più luminosi e belli, quando possono riversare su Dante qualche concreta espressione dell’intima pienezza di carità che urge nel loro essere. Così Dio vuole che sia anche sulla terra: Egli ci vuole amare attraverso l’amore di persone che ci amano; Egli vuole essere riamato attraverso il nostro amore alle altre persone. In questo modo la perso- na umana si attua nella comunità, e la co- munità vive della pienezza di amore di ogni singola persona. «Il Regno di Dio è dentro di voi» ci ammonisce Gesù: ma questo Regno di Dio, immanente in noi e costituente in noi la pienezza della nostra vita personale nella comunione divina, non si può attuare, se noi non diventiamo collaboratori di Dio per l’avvento del Regno di Dio nei nostri fratelli, ed insieme con i nostri fratelli vi- viamo in una comunione di amore, che esprima nella concretezza della realtà stori- ca la presenza viva e operante dell’amore divino. Possiamo allora comprendere le mirabili parole di San Paolo: «Se fossi capace di par- lare le lingue degli uomini e degli angeli,
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