Luglio-Agosto-2016
LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXIII - Numero 7-8 - Luglio-Agosto 2016 40 setto identitario della scuola stessa. Pur- ché, insomma, permanga la sua identità di istituzione plasmata in base al paradigma vigente nel periodo storico in cui l’infra- struttura della stampa non aveva concor- renti. Purché, insomma, il digitale sia pie- gato e uniformato alle logiche e ai repertori di oggetti che sono propri della stampa. Ma, così procedendo passo dopo passo, passettino dopo passettino, dei media digi- tali ci si abitua a vedere solo la componente materiale, il loro fungere da banale tecno- logia strumentale. Ciò che in un simile ap- proccio viene drammaticamente a mancare è la capacità di cogliere e far cogliere la parte di realtà che non corrisponde alla for- ma mentale, sociale e culturale della stam- pa e che la rete porta alla luce ma non pro- duce, in quanto preesiste ad essa. La crisi dei fondamenti delle scienze e lo sviluppo di linguaggi artistici eversivi rispetto a quelli consueti dentro l’età classica della modernità sono fenomeni che si collocano tra fine Ottocento e primi decenni del Novecen- to e che sono arrivati a diventare sensibilità collettiva e modelli di cultura sociale tramite la mediazione garantita dalle tecnologie dell’audiovisione: per avere idea di tutto questo è ancora fondamentale il saggio di Do- nald Sassoon, La cultura degli europei , Mila- no, BUR, 2011). Questa è la parte di realtà che i media digitali rispecchiano ma che l’istituzione chiusa della scuola non vuole ve- dere (o non può?). Ma non c’è solo questo. C’è pure la zona di realtà che, lungo tutto il Novecento, ha dato corpo, in alcuni spazi di formazione non scolastica, in determinate aree aziendali, in talune organizzazioni di cultura, a modalità educative e didattiche centrate sulla valorizzazione delle differenze individuali, sulle dinamiche di gruppo, sulla condivisione delle esperienze di apprendi- mento, sull’intreccio fra esperienza di tipo informale ed esperienza di tipo formale, sull’operatività e l’intreccio fra i codici: in- somma su tutti i temi e gli orientamenti che hanno giustificato e legittimato in tempi di- versi e su latitudini diverse l’impegno a defi- nire e praticare quella propensione all’attivi- smo che ora, a posteriori, appare come il principale filone unitario della pedagogia del Novecento. E che, aggiungo, un fiducioso e sapiente governo scolastico dei media di rete permetterebbe di accogliere intelligente- mente all’interno degli spazi istituzionali del- la formazione. Il non voler vedere, dal versante della scuola e dei suoi attori, queste che sono or- mai realtà acquisite dal mondo e che hanno perso, anche grazie ai media dell’audiovi- sione, buona parte del carattere esplosivo mantenuto fino a pochi decenni fa, ma non la parte che, se accettata, metterebbe in forte discussione l’identità culturale e di- dattica della scuola ereditata dalla tradizio- ne e tuttora in piedi, rischia di condannare l’istituzione ad una sempre più rapida per- dita di valore. Paradossalmente rischiamo di individuare nella scuola stessa, restia a mettersi in gioco e ad accettare la sfida di cui digitale e rete si fanno tramite, il più efficace motore del processo, da tempo in atto, di descolarizzazione della società. Per una possibile pars costruens coerente con le considerazioni che ho qui sviluppato invito a seguire ciò che come gruppo di la- voro del Laboratorio di Tecnologie Audiovisi- ve andiamo elaborando da tre anni ormai attraverso il blog http://LTAonline.wor- dpress.com e la collana di libri digitali #graffi (https://ltaonline.wordpress.co- m/graffi/). In particolare sollecito quanti sono interessati ai temi che ho qui breve- mente tratteggiato a misurarsi con il più re- cente prodotto della collana, Dare corpo. Idee scorrette per una buona educazione , in cui Ornella Martini intreccia alcune delle questioni attuali (crisi demografi- ca, trasformazio- ne dei ruoli pa- rentali, educazio- ne corporea, fisi- ca, sentimentale degli adolescenti, rotture e apertu- re provocate dal- la disponibilità di una pluralità di media), con le prospettive, da indagare coraggiosamente, connesse ad una non più rinviabile revisione dei saperi di ri- ferimento per l’educazione e la scuola.
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