Luglio-Agosto-2016
LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXIII - Numero 7-8 - Luglio-Agosto 2016 38 ne dai media e dai loro apparati terminolo- gici, tre diverse zone: quella dove prevale l’idea di «strumento», tutt’oggi la più bat- tuta, e le altre due, una centrata sull’acce- zione di «ambiente» e l’altra sull’accezione di «infrastruttura». Se ci si rappresenta i media come strumenti, è inevitabile che su tutto prevalga il loro essere equiparati a veicoli neutri, cioè semplici mezzi di tra- sporto, in quanto tali indifferenti alla natu- ra degli oggetti trasportati (i cosiddetti «contenuti») ma, eventualmente, sensibili solo al dato di quantità. Diverso è il caso in cui i media siano equiparati ad «ambienti»: ciò significa che i soggetti che li abitano svi- lupperanno, con gli oggetti che li arredano, dei rapporti coerenti la qualità, dunque con la conformazione di tali ambienti, ricavan- done impressioni, conoscenze, abitudini. E un discorso ancora più diverso viene a svi- lupparsi se al di sotto di ciascuna famiglia di media ci attrezziamo a cogliere l’azione di un’infrastruttura (cioè quanto dà coeren- za ed omogeneità all’azione dei media che la compongono) in prima istanza di tipo ma- teriale ma destinata a diventare via via, tramite l’uso, infrastruttura sociale e men- tale, vale a dire modo collettivo di agire e modo individuale di pensare. A seconda che, nel tratta- re i media come risorsa per l’educazione, prevalga o l’una o l’altra acce- zione le peda- gogie di riferimento potranno risultare an- che molto diverse tra di loro. Le considerazioni che seguono sono strettamente connesse alla chiave interpre- tativa centrata sull’idea di infrastruttura (e per chi voglia saperne di più rimando a Sto- ria e pedagogia nei media , libro digitale scritto assieme a Mario Pireddu nel 2014 e reperibile in tutte le librerie di rete al prez- zo di € 2.99). All’inizio di questo mio intervento ho fat- to notare come nello scenario attuale siano presenti tre infrastrutture, cui corrispondo- no tre diverse rappresentazioni dell’esperi- re e del conoscere il mondo: l’infrastruttura stampa, che presenta il sapere in forma di testo scrittorio, univoco e chiuso e in quan- to tale scomponibile, analizzabile e ordina- bile in sequenze mentali; l’infrastruttura dell’audiovisione, dove il sapere, tenden- zialmente globale e costitutivamente legato alle dimensioni corporali, scaturisce da un rapporto immersivo con l’universo dei suoni e delle immagini in movimento; e, infine, l’infrastruttura di rete, con il sapere che le è proprio, caratterizzato da operatività, in- terattività, reticolarità. Vanno poi aggiunti, ed è qui che la problematica investita si fa più delicata, due ulteriori elementi di con- cettualizzazione. Primo. I media delle due infrastrutture della stampa e dell’audiovisione operano secondo i meccanismi della comunicazione di massa. Tecnicamente parlando: un’emit- tenza univoca e una destinazione teorica- mente illimitata, omologata dalla comuni- cazione stessa. Al contrario i media dell’in- frastruttura del digitale e della rete sono portatori di un’istanza azione/trasformazio- ne teoricamente distribuita su tutti gli agenti della comunicazione e centrata di volta in volta su chi, individuo o gruppo, svolge il ruolo di attore. Secondo. Con riferimento ai codici adot- tati, i media della stampa risultano univo- camente segnati dal ruolo centrale e ten- denzialmente esclusivo attribuito alla lingua scritta, e quelli dell’audiovisione - lo dice il termine stesso - fanno leva sui codici acu- stici ed iconici, riconoscendo un ruolo mar- ginale alla scrittura. Infine, i media digitali operano tramite un codice intrinsecamente multimediale, dove a nessuno dei compo- nenti è riconosciuta superiorità materiale, culturale, concettuale rispetto agli altri. Ora, per un buon tratto di storia del No- vecento stampa e audiovisione hanno potu- to convivere, in un qualche modo dividen- dosi compiti e ruoli: la stampa tramite il suo coincidere in tutto e per tutto con l’azione della scuola, l’audiovisione gesten- do una parte sempre più sostanziosa e dif-
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