Luglio-Agosto-2016

MEDIA, SAPERI E DIDATTICHE È mia intenzione sostenere la tesi di una duplice funzione delle tecnologie della comunicazione, che comunque preferi- sco designare qui col termine di «media»: la funzione che si fa coincidere con il loro ruo- lo di agenti e quella in cui il ruolo ricono- sciuto è di specchi. Nel primo caso i media sono intesi come capaci di incidere sugli atteggiamenti e sui comportamenti degli individui e dei gruppi, contribuendo in un qualche modo a condi- zionarli se non proprio a determinarli; nel secondo sono intesi come capaci di rendere manifesti atteggiamenti e comportamenti degli individui e dei gruppi preesistenti al- l’avvento dei media stessi, e che dunque non dipendono dalla loro azione se non per il fatto che è quell’azione stessa a renderli manifesti, da nascosti o comunque non evi- denti che erano prima. Generalmente però, se almeno si fa riferimento all’intellettuali- tà nazionale nel suo complesso, includendo- vi dunque anche la parte che opera dentro la scuola o nei suoi paraggi, alla componen- te di agenti è dedicata un’attenzione ben superiore rispetto a quella dedicata alla lo- ro funzione di specchi: ed è un atteggia- mento, questo, che subisce e al tempo stes- so sancisce la propensione «apocalittica» (espressione abusata, lo so: ma rende l’idea) di tanta parte dei discorsi correnti di critica ai media. Discorsi che, sarà bene chiarirlo subito, frequentemente provengo- no da una famiglia di media (quelli che fan- no capo alla stampa, ossia libri e periodici) e da questa sono indirizzate ad altre fami- glie (segnatamente, i media dell’audiovisio- ne, cioè cinema radio tv, e i media digitali e di rete, ossia computer cellulari tablet). La distinzione di cui ho appena detto non va vista nella sua accezione «accademica», quanto cioè la renderebbe appropriata ad un confronto pacato e disinteressato sui rapporti fra tecnologia e apprendimento, insegnamento, cultura. No, ciò che mi inte- ressa porre in evidenza qui è che si tratta di una distinzione «politica», capace di giusti- ficare e mettere in atto schemi di interpre- tazione e di intervento anche profondamen- te diversi tra di loro. Non solo. Tale distinzione si intreccia con un’altra, significativamente volta a distin- guere tra la natura dell’innovazione così co- me normalmente si qualifica dentro l’ambi- to tecnologico e la natura dell’innovazione che è invece tipica di certe fasi di passaggio dentro i settori scientifici ed artistici. Nel caso della tecnologia, l’innovazione proce- de per gradi, secondo un andamento che, una volta compresa la natura dei media presi in considerazione, risulta in buona parte prevedibile, mentre così non è nel- l’ambito delle scienze e delle arti, dove l’innovazione avviene tramite esplosioni, largamente imprevedibili. Così, riflettendo a ciò che è oggi la tec- nologia digitale e soprattutto a come si è andata sviluppando fin qui non è da esclu- dere, anzi è da prevedere con una certa si- curezza che nel prossimo futuro seguirà questa via di progressivo incorporamento delle sue funzioni negli oggetti che usiamo, negli ambienti che viviamo, in noi stessi co- me soggetti, fatti di corpo, sensazioni, sen- timenti, pensieri. Mentre nessuno è in grado di prevedere, con altrettanta sicurezza, quali saranno le prossime svolte della ricer- ca scientifica o quelle della produzione arti- stica. Una sola cosa sappiamo, che se svolte ci saranno, queste porteranno scompiglio. Ciò detto, introduco un ulteriore ele- mento di chiarimento concettuale, e non soltanto terminologico, che porta a distin- guere, nel campo semantico messo in azio- 37 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXIII - Numero 7-8 - Luglio-Agosto 2016 Roberto Maragliano, Università Roma 3

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