Luglio-Agosto-2016
35 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXIII - Numero 7-8 - Luglio-Agosto 2016 momento nel quale fu composto, al luogo dove fu conservato e all’uso che se ne è fat- to nel corso del tempo. Solo a queste condi- zioni una data foto, una data rappresenta- zione o un dato testo «diventano un docu- mento», e – conseguentemente – possono essere utilizzati in una composizione a ca- rattere storico. Se non posseggo queste conoscenze, o se io non sono capace di compiere queste ope- razioni, non «sono autorizzato» a utilizzare quella notizia . È questo che occorre impa- rare nelle lezioni di storia. Più che un gene- rico «imparare a navigare», occorre appren- dere e metabolizzare queste semplici rego- le di uso di ciò che si trova. Metodi che, da una parte, guidano alla ricerca sugli ele- menti che mi permettono di contestualizza- re quell’immagine; ma che, alla fine, posso- no condurre ad una consapevolezza, che considero decisiva nella formazione di un cittadino consapevole: «poiché non so con- testualizzare questa notizia, allora non la posso usare». La foto che stiamo discutendo è un falso. Che fare, in questa situazione? Il suggeri- mento del senso comune è semplice: la si butta. Al contrario, per lo storico il falso costituisce un’occasione preziosa per getta- re lo sguardo in angoli della storia che, spesso, i suoi protagonisti evitano di illu- strare. E la foto delle ragazze crocifisse, ben interrogata, comincia a parlare non più del massacro dei turchi, quanto dell’utiliz- zazione ignobile che ne venne fatta negli Usa degli anni ’20, e che molti continuano a fare in rete. Non tutto, però, è risolvibile attraverso la formazione dei soggetti (ragazzi e inse- gnanti). Occorre che la rete metta a dispo- sizione alcuni strumenti. Nel caso del mas- sacro degli armeni, Google elenca 2.265.000 ricorrenze (nel 2015: ma sono in aumento). Non esiste «competenza» in gra- do di orientare un utente qualsiasi in questo mare. Gli strumenti sitografici sono indi- spensabili. Sempre su «Novecento.org», An- tonio Prampolini pubblica una sitografia ben organizzata e, particolare che didattica- mente è vitale, sufficientemente semplifi- cata: i siti enciclopedici, quelli dei musei e degli istituti scientifici, quelli didattici, i si- ti infine negazionisti o identitari. Ora, po- tremmo dire, la rete diventa uno strumento da prendere seriamente in considerazione in classe, se si vuole affrontare il tema del- lo sterminio armeno. Suggerimenti di buon senso? Certo. Ma per valutare la tragedia di- dattica che sottendono, basti pensare che le ricorrenze sulla Shoah superano i 3 milio- ni e 500 mila e che, nonostante questa im- mensità disorientante, sembra normale, nelle scuole, «andare su internet» il Giorno della memoria, senza nemmeno pensare di servirsi di uno strumento bibliografico-di- dattico. Basti riflettere, ancora, sul fatto che, per la maggior parte dei temi di inte- resse storico, non esiste in Italia un adegua- to strumento di avvio alla ricerca didattica. Queste attrezzature richiedono ricerca, personale specializzato e investimenti. È la dimostrazione migliore della falsità di un al- tro assunto, centrale nell’ideologia inter- nettiana diffusa: e che cioè la rete (e il di- gitale in genere) faccia risparmiare. Lo ve- diamo in un modo terribilmente esemplare nel caso dei manuali. Da ministri fino a pre- sidi e insegnanti, nell’Italia degli ultimi ven- ti anni si è formato un vasto schieramento che sostiene l’introduzione del manuale di- gitale con la motivazione non ultima che permette di far risparmiare alle famiglie. Claire Nikitopoulos, studiosa di scienze del- le comunicazioni, elenca le caratteristiche di questo prodotto, riferendosi alle scuole elementari. Dovrebbe essere, dice, interat- tivo e, soprattutto aumentato rispetto al cartaceo. Poi dovrebbe poter essere scari- cabile in chiavetta, per evitare le perdite di tempo del collegamento, le cadute o le len- tezze della linea. Luigi Cajani ha presentato l’analisi dei prodotti digitali di alcune fra le maggiori case editrici italiane. Il suo reso- conto impietoso non sorprenderà i docenti, ormai rassegnati a sfogliare testi in pdf, contrabbandati come «manuali digitali», ol- tretutto gelosamente custoditi da fastidio- sissime barriere anticopiatura. Se si tirano le somme di questa analisi e se ne condividono anche solo parzialmente le conclusioni, si dovrà convenire sul fatto che le nuove tecnologie, perché se ne fac- cia un uso formativo, implicano un investi- mento poderoso in termini di ricerca, di
Made with FlippingBook
RkJQdWJsaXNoZXIy NTYxOTA=