Luglio-Agosto-2016

LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXIII - Numero 7-8 - Luglio-Agosto 2016 32 pire un fatto storico, la politica estera di un certo uomo politico. Il tema storico è inte- ressante. La satira grafica è, almeno dal 1700, un’arma utilizzata nel discorso pub- blico politico. Nei nostri manuali è spesso presente, ma viene solitamente utilizzata come illustrazione. Giusta, quindi, la preoc- cupazione del docente di insegnare agli al- lievi come trasfor- mare questa rap- presentazione in fonte storica. La metodologia seguita è di quelle che solitamente si definiscono come «creative». In que- sto caso, il docen- te invita gli allievi a disegnare una vi- gnetta satirica, e poi a verbalizzarla. Com’è ovvio, que- sta strategia è legata alle capacità artisti- che degli allievi. Quindi, solo una parte del- la classe è in grado di seguirla fino in fondo. Ed ecco il soccorso della tecnologia. Gli al- lievi «incompetenti» sono stati guidati a cercare su internet delle immagini appro- priate. Sono stati insegnati loro un semplice programma grafico per modificarle, e il mo- do di editarle in un ppt. Il risultato (una verbalizzazione che esprime le conclusioni storiche dell’allievo), commenta il professo- re, è stato che tutti (e non solo i pochi do- tati in disegno) sono riusciti a svolgere il compito. E, come accade spesso in questi resoconti, non sono mancate le espressioni di gradimento da parte degli allievi. L’inter- net e la tecnologia piacciono. Permettono di arrivare a risultati altrimenti irraggiungi- bili, perché farsi dei problemi? Credo che questa esperienza possa esse- re considerata emblematica di un tema di- dattico ricorrente, quello della sconnessio- ne tra insegnamento tecnologico e ragiona- mento storico. È vero che, alla fine, gli al- lievi sanno qualcosa di quel certo uomo po- litico. Ma è altrettanto vero che la procedu- ra utilizzata per raggiungere questa conqui- sta non ha nulla a che vedere con il labora- torio dello storico. Né si può affermare che, attraverso questo lavoro, gli allievi abbiano imparato in che modo trasformare un dise- gno satirico in fonte storica - per quanto credo che abbiamo imparato che «un dise- gno satirico può diventare fonte storica» (un risultato da non sottovalutare). Se po- tessimo «pesare», tuttavia, «quanto» di sto- ria, di tecnologia o di estetica si trovi in questa esperienza, converremmo che si tratta di un lavo- ro sbilanciato a sfavore della sto- ria. Dal punto di vi- sta strettamente storico, quindi, quell’insegnante ha intrapreso una strada piuttosto lunga, per ottenere un risultato didat- ticamente utile, ma alquanto mode- sto in relazione alla fatica e al tempo spesi. La logica di questo lavoro ci porta a conclu- dere che il «sapere» ottenuto è storico, mentre la procedura per ottenerlo fa riferi- mento ad altre discipline. In sostanza, è un laboratorio che di storico ha soltanto il no- me, ma che in realtà è tecnologico, artisti- co (ecc.). Metto a confronto questa esperienza con un’altra (anche questa idealizzata a mo’ di modello), pubblicata da «Novecento.org», credo l’unica rivista storico-didattica italia- na esistente in rete. Il problema di insegna- mento è analogo: quello di trasformare del- le informazioni in fonte storica. Nel caso vi- sto sopra, si tratta di vignette satiriche. Nel caso che vediamo ora, di dati demografici. Numeri, quindi. Quanto di più ostico, per la maggior parte degli allievi italiani. Per giun- ta, numeri applicati alla storia. Un connubio infelice dal punto di vista didattico. Lo san- no bene gli insegnanti che normalmente sor- volano sulle tabelle e i grafici riportati dai manuali; e gli allievi che, almeno in questa deviazione, li seguono di buon grado. Eppure, i numeri e le loro rappresenta- zioni sono parte costitutiva e ineliminabile di qualsiasi discorso pubblico nella nostra società. Leggere un grafico, capirne la re-

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