Luglio-Agosto-2016
intanto insegue il successo, intanto vive l’insuccesso, ma soprattutto intanto aiuta sé medesimo e gli altri a vincere la lotta dell’evoluzione in quanto è capace di «darsi una forma», cui rendere giustizia, sempre. Riferimenti Bibliografici & A PEL K. O. (1977), Comunità e comunica- zione, a cura di G. V ATTIMO , Rosenberg Sellier, Torino. & B ATESON G. (1976), Verso un’ecologia del- la mente , Adelphi, Milano. & B RUNER J. S. (1973), Il significato del- l’educazione, Armando, Roma. & D EMETRIO D. (2003), L’età adulta. Teorie dell’identità e pedagogie dello sviluppo , Carocci, Roma. & F OUCAULT M. (1984), Le souci de soi, Gal- limard, Paris (trad. it. di L. G UARINO , La cura di sé , Feltrinelli, Milano 1985). & G ARDNER H. (1987), Formae Mentis. Sag- gio sulla pluralità dell’intelligenza, Fel- trinelli, Milano. & H ABERMAS J. (1986), Teoria dell’agire co- municativo , a cura di G. E. R USCONI , 2 voll., Il Mulino, Bologna. & M ARGIOTTA U., M INELLO R. (2011), Poiein. La pedagogia e le scienze della forma- zione , Pensa Multimedia, Lecce. & M ARGIOTTA U., (2015), Teoria della Forma- zione , Carocci, Roma & Maritain J. (1965), L’educazione al bi- vio , La Scuola, Brescia. & M ATURANA H. R. (1993), Autocoscienza e realtà, Raffaello Cortina, Milano. & M ATURANA H. R., V ARELA F. J. (1973), De Máquinas y Seres Vivos, Editorial Univer- sitaria, Santiago (trad. it. Autopoiesi. L’organizzazione del vivente, in Matu- rana, Varela, 1988, pp. 134-67). & M ERLEAU - PONTY N. (1945), Phénoménologie de la perception , Paris, Editions Galli- mard (trad. it. Fenomenologia della per- cezione, il Saggiatore, Milano 1965). & V ARELA F. J., T HOMPSON E., R OSCH E. (1991), The Embodied Mind, MIT Press, Cambrid- ge (ma) (trad. it. La via di mezzo della conoscenza. Le scienze cognitive alla prova dell’esperienza, Feltrinelli, Milano 1992). 23 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXIII - Numero 7-8 - Luglio-Agosto 2016 concetto di enazione da Francisco Varela. «Quando il soggetto – considerato nella sua inscindibile unità di mente e corpo e l’oggetto – si trovano coimplicati, il flusso d’informazione si struttura in un circolo, vi- zioso o virtuoso, tipico dei fenomeni di au- to-organizzazione, dai quali scaturiscono proprietà «emergenti» che non si riscontra- no nelle componenti in interazione. Questo è un argomento forte per sostenere la ne- cessità di più forme di conoscenza, di de- scrizione e di spiegazione tra loro irriducibi- li, ciascuna delle quali illumina un aspetto o livello del fenomeno. Non esistono verità assolute attingibili adottando un’unica de- scrizione o un unico punto di vista. Il ridu- zionismo logico-matematico è insensato co- me il riduzionismo sentimentale». Secondo Francisco Varela la coimplicazio- ne tra soggetto (sistema cognitivo) e ogget- to(dominio cognitivo) è sempre all’opera. Lo si vede nell’interazione circolare tra la mente propria e le menti altrui, da cui sca- turisce una sorta di mente collettiva, e tutti i processi cognitivi emergono da un circolo di questo tipo, immerso nel concreto ( em- bodied cognition), nella storicità incorpora- ta delle nostre esperienze, nel contesto biologico vitale. Ma quando la relazione educativa si fa davvero formativa ? La cifra della forma- zione è nel suo termine: «dar forma ai si- stemi d’azione». E i sistemi d’azione sono tanto quelli « embodied cognition» del vo- lere, del sentire, dell’immaginare, del pensare, quanto quelli del sapere e del- l’agire nel contesto e nell’interlocutore. La relazione educativa diventa la matrice fondamentale generativa di un ascolto, di un dialogo, di un’interazione, che consen- te al soggetto di procedere alla costruzio- ne del Sé, cioè allo sviluppo della propria autonomia. Ciò di cui abbiamo bisogno è di tanti «Sé», capaci di dialogare e di inte- ragire nei domini e nei compiti dell’espe- rienza e del progetto del futuro. E il futu- ro è il destino delle scelte personali. Dun- que la relazione educativa è la matrice ge- nerativa di orientamenti al futuro che non possono che avere una dimensione forma- tiva. Perché? Perché senza «forma» non esiste il Sé. Ma il Sé intanto si specifica,
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