Luglio-Agosto-2016
21 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXIII - Numero 7-8 - Luglio-Agosto 2016 e anti-qualcosa. Invece essa racchiude, in coerenza con il suo etimo il tema della pa- dronanza, in quanto soglia autoconsapevole di formazione insieme specifica e universale della propria personalità. Ne ritroviamo conferma in una bellissima pagina del Trat- tato del carattere di E. Mounier. Allorché Mounier sottolinea, nelle ultime pagine del primo capitolo, come il carattere rappre- senti la cifra identificativa delle scelte di responsabilità del soggetto, e quindi come il carattere non sia altro che il metodo, ovve- ro la strada che ogni soggetto alla fine si è dato maturando e contestualizzando le sue scelte, ebbene in questa mirabile pagina egli tenta di dimostrare che esiste una radi- ce ontologica al problema del metodo. Per lui il metodo profondo dell’educazione… è il metodo della relazione educativa; non ha dimensione applicativa, di conoscenze o di tecniche, ma ha dimensione generativa e di responsabilità discriminative proprie del- l’esperienza di vita del soggetto, in quanto egli si reinventa e si ridisloca continuamen- te come persona nei diversi mondi e univer- si (dell’esperienza, dell’età, del linguaggio, della conoscenza). 6. Quando l’interazione diviene formativa? Un futuro senza promesse è la iattura di questa civiltà. È come se questa società, immemore dei suoi valori e dei suoi com- portamenti pratici, si stia condannando a comportarsi come i dinosauri, cioè ad estinguersi. Dunque occorre tornare ad in- scrivere le interazioni educative entro un’antropologia fondamentale il cui termi- ne di riferimento non é più la sapienza, ma la saggezza. È inutile insistere con tanti «tecnicismi» sulle competenze, sulle abili- tà e tutto il resto… quando alla fine il quid che manca al risultato finale è l’autonomia e l’equilibrio con cui il soggetto riesce ad esercitare i suoi talenti in autonomia , con responsabilità e in libertà . Qui il problema riguarda il modo con cui ci rappresentiamo e cooperiamo alla riorganizzazione della enciclopedia dei saperi nel XXI secolo. Per- ché il tema della relazione educativa ci ob- bliga intanto ad un ripensamento delle prospettive di invenzione dello scibile umano e della comunicazione dei saperi. Contro il quale compito una visione econo- micistica, tutto sommato incolta, vuole av- viarci verso un futuro selvaggio di competi- zione senza regole, di illusorie meritocra- zie, di egoismi sovrani. Essa ci fa perdere di vista quello che è il proprium del lavoro di invenzione culturale. Le nuove genera- zioni, infatti, hanno bisogno solo di futuro tanto quanto hanno bisogno di radici. E le radici sono date dai saperi e dalla cultura, e non dalla cultura accademica, quanto piuttosto dalle culture che gli adulti rie- scono ad instillare in loro. Per questo la relazione educativa diventa decisiva : per- ché il primo momento in cui la relazione si fa educativa è proprio nel rapporto genito- riale, dove linguaggi non parlati esprimono il modo con cui la cura diventa intelligibile alla coscienza di colui che è infans , cioè di colui che è in fase di sviluppo delle sue ca- pacità, e della sua capacità soprattutto di parlare, cioè di reagire, di rispondere. Oc- corre che i giovani tornino ad impegnarsi in una riscrittura del mondo e dei saperi. Questo è il loro compito fondamentale. Noi possiamo accompagnare i giovani, ma è be-
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