Luglio-Agosto-2016

LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXIII - Numero 7-8 - Luglio-Agosto 2016 20 affabulazione senza fine paga appunto di voler esistere. Le radici dell’errore sono, invero, nella storia mitteleuropea dell’edu- cazione del Novecento: «l’educazione mira- va a concentrarsi tutta o sulla volontà che doveva essere disciplinata secondo un qual- che tipo o modello nazionale o sulla libera espansione della natura e delle potenzialità naturali» (Ibidem, 36). In sintesi Maritain richiama il principio classico secondo cui non c’è interazione educativa, dunque relazione, senza discipli- namento interiore. E nessuna delle due fon- ti della razionalità coltivata - l’intelletto e la volontà- possono essere debitamente svi- luppate se non in una continua reciproca ar- monia. Uno dei mali profondi della dilacera- zione culturale contemporanea è senza dubbio il fatto di enfatizzare ora l’una ora l’altra di tali fonti, senza preliminarmente assicurare un’ipotesi di governo e di «cre- scenza» delle due; senza un diffuso e siste- matico impegno della ricerca pedagogica a ricostruirne la genealogia epistemica e isti- tuzionale insieme. Sicché congiunte con in- differenza e con insipienza, esse unitaria- mente divengono complementari e «poten- ti» sia agli occhi dei giovani che dei loro ge- nitori. Settimo errore: il pensare che tutto può essere insegnato, e pensare o ritenere che ogni cosa possa essere appresa mediante l’istruzione. Questa è la denuncia che più colpisce al cuore ogni illusione panpedago- gistica e cioè l’illusione che tutto possa es- sere insegnato a tutti. Qui c’è Comenio, dietro la tesi che Maritain critica, con net- tezza, e quindi c’è tutta una tradizione sco- lastica e statuale e insomma una filosofia di pensiero che sarebbe lungo qui ricordare, ma rispetto alla quale Maritain lancia un monito: è illusione pensare che ogni cosa possa essere appresa mediante l’insegna- mento; non riducete la formazione all’istru- zione, non riducete il contenuto alla forma. 5. La relazione educativa. Ho introdotto questo veloce ripercorri- mento per avviare l’analisi di un fenomeno così avvolgente e in crescita come l’incre- mento di una domanda di senso e di valore; domanda che si ripresenta nonostante qua- rant’anni di dibattiti e di interventi pedago- gici e scolastici. Se attraverso l’analisi di J. Maritain cogliamo come ancora validi i trat- ti di sfondo della critica, di certo dobbiamo porci un interrogativo: o i tratti fondamen- tali della relazione educativa permangono sempre gli stessi e sono refrattari a qualun- que intervento ovvero stiamo assistendo ad una profonda implosione del mondo educa- tivo e scolastico così come lo abbiamo im- parato a predicare. Poiché la prima ipotesi è al postutto insostenibile, vale la seconda e ciò significa che i tratti fondamentali del- la relazione educativa vanno profondamen- te modificandosi e, per così dire, incarnan- dosi in modo inedito nel vivo del nostro stesso bisogno di speranza. Quali dunque i fattori cruciali della relazione educativa che, ritornando alle nostre fonti ci par di dover richiamare? Innanzitutto il primo fattore è dato dal fatto che le nuove generazioni chiedono che del loro sé gli adulti colgano la mente e non soltanto l’intelligenza; la mente e non soltanto il corpo. E quella mente - in- tendo - che si fa espressione, esplorazione e conquista di tutta la loro personalità in sviluppo. È quindi con la mente dello spiri- to che l’arte delle interazioni e della rela- zione deve coniugarsi e intimamente cor- relarsi. Un secondo fattore ci sembra fondamen- talmente richiesto dalla rivoluzione educa- tiva in atto. Esso è nella domanda di un’ar- te della relazione che sia intesa e praticata come ars cooperativa humanitatis alla stregua di come la medicina viene intesa e interpretata come ars cooperativa naturae . Arte cooperativa dell’umanità. Insomma ogni prospettiva di relazione educativa si fonda e si esprime su una rigorosa e appro- priata cooperazione di persone diverse che si rispettano e si includono nella loro dialet- tica reciprocità. Un altro fattore ancora è importante : investire sulla qualità e sulla creatività del- le intelligenze. Questi due caratteri rappre- sentano invero la nuova frontiera dell’edu- cazione su scala planetaria. Si continua a concepire la creatività come se fosse una sorta di «liberazione» espressiva, antireale

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