Luglio-Agosto-2016

19 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXIII - Numero 7-8 - Luglio-Agosto 2016 piente tessitura di tale persona, nella sua finissima multilateralità e unicità; la costru- zione di un profilo formativo integrale della persona; tutto ciò non è compito da affida- re solo all’istruzione, non solo alla forma- zione extrascolastica, non a piani compen- sativi che per mille rivoli assicureranno fi- nanziamenti e glorie ma di certo fatalmente distolgono dallo scopo che è, invece, unita- rio, multilaterale, continuo. Esso passa piuttosto e ancora una volta per la forma- zione delle coscienze, che è problema da riprendere a tematizzare con urgenza sia in senso storiografico che critico. Terzo errore, il praticismo . Dice Mari- tain: «...Insistere sull’importanza dell’azio- ne, della «prassi» è certo una cosa eccel- lente sotto più di un punto di vista, perché la vita è azione. Ma l’azione e la prassi si tendono ad uno scopo, ad un fine che le de- termina, senza il quale esse perdono la loro direzione e la loro vitalità. ...È un disgra- ziato errore quello di definire il pensiero umano come un organo di risposta agli sti- moli e alle situazioni attuali dell’ambien- te... (Invece) il pensiero umano è capace di illuminare l’esperienza, realizzare desideri che sono umani perché sono radicati nel de- siderio primordiale del bene illimitato, e di dominare, controllare e foggiare di nuovo il mondo… Inoltre a forza di insistere sul fatto che per insegnare a John la matematica è più importante conoscere John che la mate- matica - il che in un certo senso è abba- stanza vero - l’insegnante tanto riuscirà a conoscere perfettamente John quanto John non riuscirà mai a sapere la matematica. ( Ibidem , pp. 27-29). Quarto errore: il sociologismo . Qui la critica è profonda e ci interessa con un’at- tualità pregnante. Dice Maritain: «L’essenza dell’educazione non consiste infatti nell’educare un futuro cittadino alle condizioni e interazioni della vita sociale, ma prima di tutto nel fare un uomo e con ciò preparare il cittadino. Opporre educa- zione per la persona e educazione per la co- munità è più che vano e superficiale; infatti l’educazione stessa per la comunità implica e richiede innanzitutto l’educazione per la persona e, a sua volta, questa è pratica- mente impossibile senza quella, perché non si forma un altro che in seno a una vita di comunità dove cominciano già a destarsi l’intelligenza civica e le virtù sociali». ( Ibi- dem , 31). Dobbiamo riconoscere il fatto che stiamo uscendo da almeno un ventennio in cui l’op- posizione tra educazione per la comunità e educazione per la persona è divenuta quasi un paradigma discriminatorio. Assistiamo, invece, ad un ritorno prepotente del biso- gno di valori, e ci rendiamo conto di aver certo perso più tempo di quanto ci fosse concesso nel non aver contrastato in modo deciso quelle forme di di cultura della crisi e del pensiero debole, che davvero sfornano giovani soprattutto preoccupati (e talvolta disperati) della propria solitudine. Quinto errore: l’intellettualismo . L’erro- re a cui pensa Maritain si ammanta della lu- ciferinità del vero e proprio per questo ipo- statizza in divisione ciò che dovrebbe esse- re unito, e che pur oggi invero viene ricono- sciuto come sinergico e reciprocamente fu- sionale: intendo la cultura della parola e la cultura della mano. Invece, secondo una tradizione a torto considerata classica l’educazione coincide con la pura abilità dialettica o retorica. Una seconda forma di intellettualismo, inoltre, che ha radici nell’americanismo e nel fordismo, aggrava l’errore e lo completa: «abbandona i valori dell’universale e insiste sulle funzioni prati- che e operative dell’intelligenza» ( Ibidem , 34). Tale sordità non dipende dalla scienza né dal lavoro riflessivo della ricerca scienti- fica su se medesima. Dipende, come traccia generale da quell’errore di «pigrizia o di narcisismo» intellettuale che è appunto l’intellettualismo, né è tuttora rimuovibile se non in virtù di una profonda e strutturale riforma delle relazioni educative. Sesto errore, il volontarismo : e cioè due forme di volontarismo in diretto collega- mento compensatorio con le forme succita- te di intellettualismo. O ci si adagia in un movimento di coscienza non illuminato dal- la scienza che produce come unico risultato una spiccata tendenza volontaristica in edu- cazione; ovvero si alberga entro una molti- plicazione dei modi di descrivere il darsi della relazione, senza nemmeno tentare lo sforzo di spiegarla, avvitandosi così in una

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