Luglio-Agosto-2016

LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXIII - Numero 7-8 - Luglio-Agosto 2016 16 IL SENSO E LO SCOPO DELLE INTERAZIONI EDUCATIVE Umberto Margiotta, Università «Ca’ Foscari» - Venezia 1. Le reti della multi-identità Dobbiamo partire dall’analisi delle dina- miche di interazione che, oggi, segnano nuove forme di soggettività: non più identi- ficabile a partire da un’appartenenza forte, o univoca, a questo o a quel gruppo sociale. L’individuo si percepisce ed è, sempre più, un punto di intersezione di molteplici col- lettività e di molteplici categorie, con sto- rie e portata assai differenti. Sempre di me- no ci si attiene al copione e alla prescrizio- ne dei ruoli prescritti da un’autorità (locale o centrale) o dalla tradizione, e sempre di più, invece, egli si sperimenta come nodo di connessione fra reti di relazioni eterogenee e conflittuali. Ciò destabilizza l’identità tradizionale dei ruoli; la revoca continua- mente in dubbio, perché la riscopre som- mersa dai difficili problemi di compatibilità fra le diverse appartenenze. I tempi di deci- sione e i modi della rappresentazione non riescono a interagire con l’evoluzione in tempo reale dei suoi bisogni e delle sue sto- rie di vita; le quali interagiscono con le col- lettività locali di riferimento, in quanto a loro volta condizionate fortemente dall’in- terazione e dal riverberare di tutte le reti di relazione cui appartengono. In siffatto contesto di dinamiche precarie e conflittua- li diviene centrale l’esercizio di dinamiche di accettazione. In breve , l’efficacia di un qualunque sistema d’azione (individuale, organizzativo, collettivo) è nella capacità di farsi socialmente accettare e approvare dal «villaggio globale». E la produzione di valo- re (sia esso cognitivo, produttivo, sociale, culturale) è l’indicatore che misura l’accet- tazione di un qualsiasi sistema d’azione per- sonale che interagisca nello spazio globale. Ne discende una visione dei sistemi d’azio- ne fortemente intrecciata con l’ambiente globale, di cui interpreta di volta in volta un nodo di attivazione. La teoria (prima di Weick (Weick 1993) ripresa successivamente da Pfeffer e Salancik (Bonazzi, 1984) del- l’ enacted enviroment (ambiente attivato) va quindi reinterpretata alla luce del rap- porto tra rete globale e rete locale. Non v’è più, mai, un singolo ambiente attivato dai diversi sistemi d’azione messi in campo dal- l’individuo. Occorre confrontarsi, piuttosto e sempre, con una pluralità di ambienti e di reti, interconnessi e attivati, in funzione dell’azione co-generativa del valore espres- so dai diversi sistemi (1). 2.Territorio e globalizzazione: glocal milieu. Esiste, dunque, una moltitudine di attori globali (i nodi della rete) che prescindono (o tendono a prescindere) dalla identifica- zione di sé e del partner con un territorio specifico. E di certo per costoro il livello globale è quello più adatto a rappresentare e difendere determinati interessi (2). Ma continua ad esistere il bisogno di un anco- raggio ad un territorio locale. Il quale appa- re, o riappare, come elemento centrale del- (1) La pluralità dei sistemi ha inoltre modificato il concetto stesso di ambiente e quindi di spazio: da una concezione dello spazio come semplice supporto delle attività, si è obbligati ad adottare una concezione dello spazio come territorio. Se il paradigma fordista considerava il territorio un supporto astratto e passivo in cui lo- calizzare e posizionare attività e funzioni economiche e sociali, il post-fordismo e la teoria della complessità lo concepiscono come entità complessa e multidimensionale. (2) Secondo Giddens (Giddens 1997) il fenomeno della globalizzazione emerge dalla somma delle connessioni tra i diversi ambiti: «si riferisce ad un processo di stiramento, nella misura in cui i vari rapporti che legano tra loro diversi contesti sociali o regioni diventano una rete che avvolge l’intero pianeta».

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