Luglio-Agosto-2016

LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXIII - Numero 7-8 - Luglio-Agosto 2016 12 porto tra l’Unione e la Gran Bretagna, giu- stificando in tal modo la ripetizione del referendum che riguarderebbe l’eventuale uscita da un diverso tipo di rapporto con l’Unione europea. In Europa ci sono anche coloro che giudi- cano un fatto positivo l’uscita della Gran Bretagna, che si è sempre duramente oppo- sta a qualsiasi passo avanti nella direzione di una maggiore integrazione economica e politica. In realtà, ad una maggiore integra- zione sono contrari -senza dirlo apertamen- te- quasi tutti i leader europei, perché si- gnificherebbe devolvere ad una autorità centrale una parte del loro potere, e nessun politico ama spogliarsi dei propri poteri se non vi è costretto (1). **Nota sul percorso formale della Bre- xit L’uscita della Gran Bretagna dall’Unio- ne europea è regolata dall’articolo 50 del Trattato di Lisbona del 2007, relativo alla secessione di uno Stato membro. È richie- sto un negoziato tra Londra e Bruxelles, che però non può iniziare prima della co- municazione ufficiale del ricorso all’arti- colo 50, perché l’esito del referendum non ha valore legale, e quindi fino a quella co- municazione il Regno Unito continua ad essere a tutti gli effetti uno Stato del- l’Unione. Il governo britannico vorrebbe iniziare subito il negoziato, per sfruttare il vantaggio di trovarsi ancora all’interno delle istituzioni europee; l’Ue invece non intende trattare prima dell’ufficializzazio- ne dell’uscita, che non avverrà prima di ottobre; l’articolo 50 prevede, per la trat- tativa, due anni di tempo, che potrebbero non essere sufficienti dovendosi discutere molte decine di argomenti: ad esempio so- no ben 54 gli accordi in materia di com- mercio che dovranno essere rinegoziati. Ciò non deve sorprendere, perché si tratta di sciogliere oltre quarant’anni di interdi- pendenza economica, finanziaria, com- merciale, oltre che legislativa. 2-Conseguenze che interessano l’Europa e il mondo - L’economia britannica e l’economia eu- ropea subiscono un rallentamento che si ri- fletterà sull’intera economia mondiale. Di conseguenza quasi ovunque le Borse stanno subendo perdite, rendendo poco convenien- ti l’ingresso in Borsa di nuove imprese, le operazioni di fusione e acquisizione, gli au- menti di capitale, le privatizzazioni proget- tate dai governi; tutte operazioni che ri- chiedono denaro disposto a entrare in Bor- sa, mentre il denaro dalla Borsa tende ad allontanarsi quando l’economia rallenta. - Soffrono tutte le imprese che esporta- no in Gran Bretagna: se non vogliono au- mentare i prezzi per non perdere i clienti, vengono pagate con una moneta che vale di meno a causa della perdita di valore della sterlina. - Tra le conseguenze del generale rallen- tamento dell’economia mondiale vi è natu- ralmente la diminuzione del prezzo del pe- trolio e di tutte le materie prime, mentre permangono bassi i tassi di interesse, anche a causa della rinuncia della Fed (2) al loro progettato rialzo; ciò continua a rendere convenienti i prestiti e i mutui. - Forse la più generale e grave tra le con- seguenze della Brexit è l’aver rivelato defi- nitivamente al mondo ciò che a molti già appariva evidente: l’Unione europea è poco più di un’unione commerciale, priva di un potere centrale che possa esprimere una politica economica e monetaria unitaria, e ciò si riflette sull’euro, sempre più visto co- me dipendente dagli interessi dei singoli Paesi, essendo molto limitati i poteri della Bce. Euro e Unione europea stanno perden- do la fiducia dei mercati, con conseguenze negative soprattutto per i Paesi economica- mente fragili e indebitati come l’Italia (3). - La situazione descritta aggiunge alla generale discesa delle Borse mondiali un ul- teriore motivo per quella delle Borse euro- (1) Si veda l’analisi delle difficoltà che si oppongono ad un governo unico mondiale, ed egualmente ad un go- verno europeo, in un lavoro sulla globalizzazione nel sito www.uciimtorino.it > economia internazionale > glo- balizzazione, no global, ecc. > capitolo VI. (2) La Banca centrale degli Stati Uniti. (3) La disunione europea è ancora più evidente nella politica estera.

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