Luglio-Agosto-2016
S p i r i t u a l i t à agli uomini carnali, incapaci come sono, perché schiavi dei sensi, di fissare con la mente la verità, poiché non solo visibilmen- te (e questo poteva farlo assumendo un cor- po etereo adattato alla debolezza della no- stra vista) è apparso agli uomini, ma sotto la forma di vero uomo: conveniva infatti che assumesse quella stessa natura che vo- leva redimere. E perché nessuno pensasse che il Creatore facesse differenza tra i ses- si, si fece uomo nascendo da una donna. Non ha adoprato affatto la violenza, ma la persuasione e l’ammonimento; infatti, tramonta- ta ormai l’era del- la servitù, splen- deva il tempo del- la libertà, e op- portunamente si ricorreva per l’uo- mo alla persuasio- ne, e l’uomo sa- lutarmente ap- prendeva di quan- ta libertà Iddio, creandolo, l’aves- se dotato. Con i miracoli, Dio co- me era, si guada- gnò la fede ch’era Dio; con la sua passione si guada- gnò la fede d’es- sere uomo con la natura umana… i popoli andavano dietro il piacere e desideravano le ricchezze: Egli volle essere povero. Aspiravano alle cariche e al coma- do: non volle essere re. Ritenevano come grande fortuna l’avere i figli della carne: Egli rifiutò simile unione e simile prole. Nel- la loro superbia avevano orrore degli oltrag- gi: Egli tollerò ogni sorta di oltraggio. Erano insofferenti di qualsiasi torto: e qual torto maggiore poteva sostenere Lui, giusto e in- nocente, che d’essere condannato? Maledi- cevano il dolore fisico: Egli fu flagellato e sottoposto ai tormenti. Temevano la morte: Egli fu condannato alla morte. Considerava- no la morte di croce come la più grande ignominia: ed Egli fu crocefisso. Menavano una vita non buona per correre dietro ai no- stri desideri: ed Egli, privandosene, li di- sprezzò. Ci allon- tanavamo dal- l’amore della veri- tà, cercando di evitare tutto ciò che ci desse fasti- dio: ed Egli, tutto tollerando, ha di- mostrato di non farne conto. Si commette il pec- cato desiderando ciò che Egli ha di- sprezzato o sfug- gendo ciò che ha sofferto. Tutta la vita di Lui sulla terra, attraverso l’umanità che s’è degnato di rivesti- re, è la regola del- la nostra vita mo- rale. La sua risur- rezione indica chiaramente come nulla dell’uomo perisce, perché tutto è salvato da Dio; come tutto serva al Creatore sia per la punizio- ne del male, sia per la liberazione dell’uo- mo; e come facilmente il corpo serva al- l’anima, se l’anima serve a Dio». (De vera religione, trad. di D. Bassi, Torino 1941, cap. 46, pp. 18 sgg). La Scuola e l’Uomo, Anno X – 3 Marzo 1953 8 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXIII - Numero 7-8 - Luglio-Agosto 2016
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