Luglio-Agosto-2015
Le nostre contraddizioni e il senso della vergogna Il movimento migratorio, che si manife- sta inarrestabile, ci mette in questione, mette a nudo le contraddizioni della nostra società, dei nostri stili di vita e della nostra mentalità (europea, occidentale). Si radi- calizzano ed esplodono i tratti di individua- lismo, di paura, di aggressività, che segna- no la nostra cultura. Si manifestano anche, nei tanti gesti di solidarietà e di generosa accoglienza, i tratti della responsabilità, del sentirci parte dell’intera famiglia uma- na, che pure ci caratterizzano. Esplodono le contraddizioni e, in esse, forse, si na- sconde un invito a fare revisione della nostra men- talità, che è an- che un appello a tenerci svegli, a tener vive le esi- genze di una vera umanità. I profughi che sfuggono alla guerra e alla fa- me e tentano di raggiungere l’Eu- ropa sono miglia- ia. Sono tanti, troppi, coloro che sono morti in mare. «È una vergogna», aveva esclamato, con com- mozione mista a impotenza, papa Francesco il 3 ottobre 2013, dopo l’ennesima strage al largo di Lampedusa. Un senso di vergogna lo proviamo in tanti, in fondo forse tutti. La politica tenta affannosamente di argi- nare i problemi, con soluzioni provvisorie e insoddisfacenti. La comunità europea lascia vedere tutte le sue crepe, soprattutto l’as- senza di fondamenti valoriali e culturali, capaci di far uscire dalla prigione dei calcoli utilitaristici e di aprire a una cultura della solidarietà. Si discute sulle strategie: affon- dare i barconi, fare guerra agli scafisti, isti- tuire nei paesi di provenienza basi di verifi- ca dello status dei migranti e razionalizzare le partenze, perseguire una equa ripartizio- ne dell’accoglienza nelle regioni italiane e nei paesi europei. Ma la sensazione è che queste misure siano cercate, più che per aiutare, per proteggere noi stessi, per sal- vaguardare una sorta di diritto a stare tran- quilli e, per quanto è possibile, a non la- sciarci raggiungere da nuovi problemi, ri- spetto a quelli che già abbiamo. Nella società ci- vile, o almeno in ampi strati di es- sa, va da sé che prima di tutto bisogna difende- re i nostri inte- ressi (della na- zione, di singoli gruppi, di ciascu- no); va da sé che prima di tutto ci sono i nostri pro- blemi da affron- tare, in un tempo di grave crisi economica anche per noi. La vergogna, però, rimane! Nessun ragio- namento riesce in fondo ad eliminarla. L’as- senza di solidarietà, l’indifferenza, riman- gono ingiustificabili. Questi migranti che fuggono e cercano rifugio non riusciamo a sentirli estranei. Anche per ragioni politi- che: vengono da paesi, africani e asiatici, 5 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXII - Numero 7-8 - Luglio-Agosto 2015 S p i r i t u a l i t à IL FENOMENO MIGRATORIO SFIDAANCHE L’EDUCAZIONE don Salvatore Currò, Consulente ecclesiastico nazionale UCIIM
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