Luglio-Agosto-2015

Famiglia e lavoro: valori alleati Non tocca a me approfondire il tema del lavoro per i giovani però mi pare im- portante non distinguere radicalmente gli ambiti, perché sia il lavoro che i progetti di famiglia fanno parte dello stesso sogno di felicità di ogni giovane vita che si affac- cia all’adultità: in fondo lavorando e fa- cendo famiglia si costruisce la società, e anche nel disegno costituzionale della no- stra Repubblica si è buoni cittadini attra- verso il lavoro dell’art. 1 della Costituzio- ne, diritto/dovere di ogni persona, e si co- struisce la società attraverso quella «cel- lula fondamentale» che è la famiglia. En- trambi gli ambiti, poi, sono accomunati da un orizzonte valoriale molto più simile di quanto non si pensi: in entrambi è in gioco decisivo la libertà delle persone, in entrambi la responsabilità è valore ir- rinunciabile, in entrambi la dimensio- ne relazionale è fondamentale. Questa dinamica, questa necessaria sintonia tra famiglia e lavoro, è ben descritta da questa citazione, forse un po’ lunga, che proviene dai lavori del- la 47 a Settimana Sociale dei Cattolici italiani, a settembre 2013 a Torino, dedicata alla «Famiglia: speranza e futuro per il Paese» , in cui la condi- zione dei giovani è stata osservata con particolare attenzione. «Un ultima nota riguarda la possibilità, anzi il dovere che la famiglia ha, in questi tempi di lavoro incerto e prezioso, mute- vole e totalizzante, di aiutare i giovani a gestire la polarità «daimon-antinarcisi- smo». Con questa espressione l’economista Luigino Bruni (2013) indica la duplice ten- sione che anima i giovani d’oggi nella scel- ta di un percorso di preparazione al lavoro e poi del lavoro stesso. Il daimon rappre- senta la vocazione profonda di ciascuno, la sua natura e la sua via di fioritura e realiz- zazione. Cercare un lavoro che sia e dia espressione a questa dimensione è un dove- re verso se stessi e gli altri. Al contempo questa legittima aspirazione può essere pa- ralizzante, non solo perché questo lavoro può tardare ad arrivare, spingendo così il giovane ad accettare «lavori sbagliati», ma anche perché, e qui sta il problema mag- giore, tale lavoro può non esistere. Il mer- cato, anche quello del lavoro, è un mecca- nismo attraverso il quale la collettività se- gnala quali lavori sono non tanto «belli», ma «utili». Per questo mettersi in gioco sul mercato del lavoro vuol dire iniziare a con- frontare le proprie aspirazioni, la propria vocazione, il proprio daimon, con ciò che è utile e apprezzato dagli altri. In questo senso il mercato può favorire l’«anti-narci- sismo», l’antidoto, cioè, al narcisimo. È poi vero, d’altro canto, che seguire solo il segnale del mercato, anche questa è una distorsione perché porterà la negazione apriori, della realizzazione personale e lo svilimento della propria vocazione profon- da. La fioritura quindi nasce dal bilancia- mento e dalla composizione di queste due importanti tensioni: il daimon da una parte e l’utilità sociale, dall’altra. La famiglia ha il compito di porre i giovani nelle condi- zioni di imparare a gestire tale tensione per poter, così, presentarsi nel mondo del lavoro come realmente sé stessi, ma in una civilissima apertura agli altri» (V. Pelligra, introduzione all’assemblea tematica n. 3, «Accompagnare i giovani nel mondo del la- voro», 47.a Settimana Sociale, Torino, 13 settembre 2013). Davvero aveva ragione Freud, quando venne interpellato su che cosa fosse neces- sario fare bene nella vita perché questa fos- se degna di essere vissuta, Ci si aspettava una risposta lunga e complicata. Invece ri- spose con due sole parole, geniali nella loro sinteticità: «LIEBEN UND ARBEITEN», «ama- re e lavorare». 43 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXII - Numero 7-8 - Luglio-Agosto 2015

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