Luglio-Agosto-2015

LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXII - Numero 7-8 - Luglio-Agosto 2015 42 caso, il grado di apertura del sistema fami- liare verso l’esterno differenzierà significati- vamente il funzionamento della famiglia, la qualità della vita di coppia, nonché la capa- cità di adattamento/ reazione della famiglia alle sfide dell’ambiente. A puro titolo esemplificativo, e utilizzando un linguaggio non troppo rigoroso, ma piut- tosto «familiare», potremmo ritrovare, da questo punto di vista, questi modelli/pro- getti di apertura relazionale rispetto a fami- glie di origine ed altre reti relazionali/ amicali: • Io e te da soli : due cuori e una capanna, dove il progetto di coppia è l’unico arbi- tro, e, una volta entrati in casa, non en- tra più nessuno (rischio di chiusura, rela- zioni potenzialmente asfittiche e/o asfis- sianti, scarse risorse dall’esterno in caso di difficoltà relazionali - e non -); • io, tu e la mamma: la coppia rimane col- legata (o addirittura intrappolata) ad uno o ad entrambi i sistemi familiari di provenienza (non necessariamente quel- lo della donna), garantendosi così un flusso di risorse affettive, relazionali, anche di aiuto, ma rischiando anche il fallimento dell’obiettivo dell’emancipa- zione/autonomia, ineludibile per una nuova famiglia; • io e gli amici; (oppure «tu e gli amici»), quando uno dei membri della coppia rima- ne fortemente collegato a stili di vita, re- lazioni, compagnie amicali precedenti, e da sposato rimane legato più a questo si- stema (di rapporti, di uso del tempo libe- ro, ma anche di valori e priorità), rallen- tando - o addirittura paralizzando - la co- struzione di un nuovo centro affettivo re- lazionale e valoriale. • noi e gli amici (oppure gli amici e noi); in questo caso è la coppia, insieme, che ri- mane dentro il sistema relazionale amica- le, godendo così di una mappa relazionale ampia (maggiori risorse esterne), ma met- tendo a rischio il percorso di definizione di un progetto originale, condiviso e auto- nomo di coppia. In questi meccanismi di distanziamen- to/coinvolgimento con le relazioni primarie esterne alla coppia va comunque verificata la dialettica tra apertura/chiusura, tra ri- sorse esterne e interne, tra continuità e di- scontinuità, per costruire percorsi di coppia e progetti di famiglia che siano nuovi, per- ché nuova è la famiglia, ma non isolati, per- ché una grave debolezza e fragilità di qual- siasi famiglia è certamente l’isolamento, l’incapacità di avere relazioni (chiedere aiuto...) all’esterno di sé. Sul versante opposto, la continuità inter- generazionale costituisce uno dei fattori più forti di educazione alla vita, attraverso la trasmissione di valori, stili di vita, «istruzioni per l’uso» da una generazione all’altra; tut- tavia oggi si assiste ad una difficoltà in que- sta trasmissione, che indebolisce la capacità progettuale delle coppie, nonché il processo di differenziazione; si assiste di più, oggi, ad un processo di estraniazione, in cui le nuove generazioni sembrano non aspettarsi molto da quelle precedenti, che, a loro volta, fanno sempre più fatica a scegliere e comunicare quei valori e quei contenuti giudicati utili per le nuove famiglie. D’altra parte, la connessione con la storia e con le origini della persona rimane un com- pito primario delle reti familiari, difficil- mente sostituibile da altri soggetti societari; non si può pensare che la scuola, o i mass media, o la cultura in senso lato garantiscano da soli strumenti e contenuti della storia e dell’identità delle persone, sia perché non ne sono, oggettivamente, in grado, sia perché in tal modo la libertà delle persone sarebbe molto più soggetta all’influenza dei potenti, di chi controlla questi luoghi sociali Un po’ come i porcospini di Schopenauer, metafora sempre valida per descrivere l’inevitabile fatica della regolazione delle distanze nelle relazioni interpersonali. «Al- cuni porcospini, in una fredda giornata d’inverno, si strinsero vicini, vicini, per proteggersi, col calore reciproco, dal rima- nere assiderati. Ben presto, però, sentirono le spine reciproche; il dolore li costrinse ad allontanarsi di nuovo l’uno dall’altro. Quando poi il bisogno di riscaldarsi li portò nuovamente a stare insieme, si ripeté quel- l’altro malanno; di modo che venivano sbal- lottati avanti e indietro fra due mali. finché non ebbero trovato una moderata di- stanza reciproca, che rappresentava per loro la migliore posizione».

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