Luglio-Agosto-2015

suale possa essere legato solo ai sentimenti, essere una vicenda o istintiva o al massimo sentimentale, affettiva. Qui paghiamo lo scotto di una rappresentazione «romantica» della vita, che privilegia la verità dei senti- menti rispetto alla verità dei legami, la for- za del libero ed effimero sentire del mo- mento, anziché quella della responsabilità duratura. La trappola risiede forse anche in una definizione riduzionista e illuministica di ragione, secondo la quale la ragione è ca- pace di accettare, di «comprendere» sola- mente ciò che riesce a spiegare nella sua meccanica; ma questo ha comportato anche una radicale separazione tra le radici ulti- me, più profonde della vita della persona e la ragione stessa. È come l’incapacità di da- re un giudizio culturale sugli affetti e sui sentimenti; queste due sfere nella persona non riescono ad andare insieme, perché è razionale ciò che si spiega razionalistica- mente, mentre tutto il resto, in ultima ana- lisi, è istinto, è «libertà affettiva». Dovrem- mo vivere, cioè, in un perenne «innamora- mento», unica condizione di verità dei sen- timenti. Ma solo dall’alleanza tra passione e ra- gione può nascere un vero e proprio «pro- getto di vita». La debolezza o la cancella- zione della ragione indeboliscono il proget- to, appiattiscono tutto sul presente, perché quello che senti oggi è il criterio di quello che fai adesso, ma non può essere il criterio per progettare il domani, perché se domani non senti più questo sentimento, l’unico criterio che avevi cambia e quindi deciderai diversamente. È come se, affidandosi esclu- sivamente all’istintività e alla affettività, la persona vivesse in un presente infinito, pri- vo di un futuro possibile o immaginabile, in cui ogni momento definisce se stesso, e questo impedisce la progettualità. Il progetto d’amore è quindi inevitabil- mente l’espressione di una volontà, di una ragione, e non di un istinto, ed esige quindi insieme «ragione e passione», come condi- zione per fare una vita insieme. È un patto debole quello che si instaura fra due perso- ne che si dicono: «Staremo insieme finché ce la sentiamo» . È un patto che si può fare, non è per definizione impossibile o ingiusto, però non è un progetto di vita comune. Non è neanche quello che una persona desidera realmente, quando incontra qualcuno con cui vuole condividere la vita intera. Questa sottile – ma decisiva - distinzione tra innamoramento e amore tenta di far dialogare passione e ragione, parole troppo spesso contrapposte nella cultura contem- poranea. Ed è anche a causa di questa man- cata alleanza che i progetti di coppia e di famiglia perdono la propria rilevanza socia- le e pubblica, qualificandosi essenzialmente come «fatto privato». Contrariamente a quanto viene oggi narrato sui vari media, l’amore e la sessualità vivono di ragione, ol- tre che di passione. Ed è questo che con- sente di costruire anche una responsabilità pubblica del fare famiglia. In un certo senso, quindi, si potrebbe dire che l’amore non può non coniugare passione e ragione, oppure che, se è possi- bile correggere i proverbi, è sbagliato dire «il matrimonio è la tomba dell’amore» , ma sarebbe più corretto dire che «il ma- trimonio è la tomba dell’innamoramento e la culla dell’amore vero» . Rimane co- munque il fatto che l’amore non può esse- re solo un progetto istintivo, un puro sen- timento. L’amore è, nella sua pienezza, un progetto ragionevole che passa attraverso l’innamoramento; l’innamoramento è solo l’inizio. Quanto questa affermazione sia comprensibile e condivisa nella società contemporanea, rimane però un punto in- terrogativo. Continuità e discontinuità generazionali «Metter su famiglia» costringe anche a de- finire nuovi confini con due ambiti relazionali primari: i sistemi familiari di provenienza e il contesto relazionale amicale. La nuova fa- miglia che si costituisce non può non adot- tare, più o meno consapevolmente, strategie di distanziamento/avvicinamento rispetto alle relazioni intime in cui ogni partner era inserito, anzi, ciò costituisce proprio uno dei compiti primari di sviluppo della famiglia, nella fase di avvio. Questa operazione av- viene attraverso una costante negoziazione tra «apertura» e «chiusura» dei confini fami- liari, in cui a volte la coppia può attraversare difficoltà, incomprensioni, scontri. In ogni 41 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXII - Numero 7-8 - Luglio-Agosto 2015

RkJQdWJsaXNoZXIy NTYxOTA=