Luglio-Agosto-2015

Un progetto di vita insieme a qualcuno altro? Proprio nella costruzione di un progetto condiviso che si incontra un’ulteriore diffi- coltà, che potremmo sintetizzare così: «Do- vrei decidere adesso di passare tutto il mio futuro insieme ad un altro? (e solo con lui?)» . Anche in questo caso la banalità del- la formulazione della domanda nasconde paure e problemi che i giovani oggi (ma non solo loro) si portano addosso, e che nel pro- getto di coppia vengono svelati (anche per- ché, lì, si decide davvero del proprio futuro ...). In particolare vengono rivelate alcune difficoltà culturali della nostra società, che incidono direttamente sulla coppia: - la debolezza del progetto : ben pochi se la sentono di «scommettere» oggi per tut- ta la vita; perché impegnarsi, perché in- debitarsi relazionalmente, soprattutto quando c’è di mezzo l’amore? In questo caso emerge tutta l’ambiguità e la falsità di un certo modo di proporre l’affettività, che viene proposta come il luogo del- l’istintività, dell’immediata soddisfazione dei propri sentimenti, che non può né de- ve essere vincolata da altri criteri; così, finché «sento di voler bene» va bene, ma quando «non sento più» (che cosa? le mu- siche romantiche alla voce dell’amato o dell’amata?), basta, finito. Questa «istin- tività irrazionale dei sentimenti» indeboli- sce la capacità progettuale degli affetti (anzi, la giudica negativamente), esponen- do le persone all’anarchico «sentimentali- smo» delle relazioni usa e getta; essa inol- tre contribuisce ad alimentare un’idea di sessualità assolutamente meccanica, lega- ta solo alle pulsioni e ai propri bisogni istintivi («Ne ho voglia, ci vogliamo bene, perché no?» ), e totalmente slegata dal si- gnificato dei gesti, dal senso delle relazio- ni, dal progetto. - il ripiegamento sul presente : l’assenza di progetti è prodotta anche da un ripiega- mento sul presente, che interessa l’intera nostra società, e che vede nell’istante l’orizzonte unico (ultimo) di ogni gesto; così si perde il senso della propria storia, del proprio destino, in una prospettiva an- tropologica in cui l’uomo si muove solo per rispondere «immediatamente» ai pro- pri bisogni, e ne viene quindi determinato. La libertà dell’uomo dal progetto diventa così schiavitù dal bisogno, il che, in una società capace di indurre così tanti bisogni «illusori», come la nostra, dovrebbe far ri- flettere. Si tratta, per altro verso, di una manifestazione del sogno dell’uomo che basta a se stesso, che non dipende dal proprio passato, che nel presente non ha bisogno degli altri (al massimo li usa), né ha bisogno del futuro, se non è totalmente controllato da sé. - la paura dell’incertezza : infine, la paura del futuro, che assume spesso il linguaggio di un certo millenarismo catastrofistico, diventa, nella quotidianità, la voglia di contenere il più possibile l’incertezza, di ridurre il rischio, di non avere imprevisti nella propria vita ( «Visto che la società esterna è così instabile e incontrollabile… » ). Quindi, per un giovane, le scelte sul futuro si basano sul controllo totale dei fattori; solo quando si avrà sotto controllo tutto (casa, lavoro, amici,…), si potrà fare il salto. Questo atteggiamento, natural- mente, suggerisce una serie di costanti rinvii, in attesa del «posto di lavoro defi- nitivo», «dell’appartamento giusto», «del- la casa arredata di tutto punto», e natu- ralmente della «persona giusta»; - la paura dell’altro : d’altra parte questa incertezza diventa anche la difficoltà di pensarsi quotidianamente insieme ad un altro che certamente è diverso da te, e con cui, più o meno consapevolmente, do- vrai condividere la quotidianità. Emerge qui la difficoltà di pensare una condivisio- ne che sia incarnata nel fatto che poi vai a vivere con uno che magari russa, che ti mette lo spazzolino nello stesso bicchiere, o che ti strizza il tubetto del dentifricio a metà anziché dal fondo, tutte cose che segnano in modo non marginale la vita fa- miliare, e su cui l’altro diventa, nella ba- nalità, un limite alla propria libertà, anzi- ché un «tu» diverso, da abbracciare, ri- spettare ed amare proprio perché diverso da te. Questi dilemmi riguardano non solo la vi- ta di coppia, ma l’idea di persona e l’idea di società che ciascuno elabora e «agisce» 39 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXII - Numero 7-8 - Luglio-Agosto 2015

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