Luglio-Agosto-2015
LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXII - Numero 7-8 - Luglio-Agosto 2015 2 E d i t o r i a l e che stanno dietro a questi drammi e si crei- no sicuri corridoi umanitari. Le riflessioni che seguono, scritte da un illustre Pedagogista figlio del nord e da una Dirigente-educatrice figlia del sud, siano «linee guida» cui ispirarsi. Ne consiglio una attenta lettura, soprat- tutto ai politici. L’UCIIM, LA SCUOLA E I PROBLEMI POSTI DALL’IMMIGRAZIONE Prof. Luciano Corradini Pedagogista, Presidente Emerito UCIIM Per capire il presente, la scuola non può fare a meno di occuparsi del passato e del futuro, in contesti che diventano sempre più ampi e complessi. Il sovrapporsi di interpretazioni e di voci sul da farsi per risolvere i problemi che si addensano in termini di emergenze, di giu- dizi sul passato e di scelte rivolte al futuro, crea da un lato rumori di fondo che disorientano chi non segua i dibattiti, gli scandali e gli allarmi, dall’altro riducono le prese di posizione degli interlocutori a slogan che tendono a semplificare, a scredi- tare, a offendere possibili antagonisti, a spaventare il pubblico, per ottenere con- sensi intorno a soluzioni drastiche dei pro- blemi. Le frasi pronunciate nelle interviste volanti, concentrate in poche battute, ten- dono ad usare le forme della pubblicità, della propaganda, del proselitismo, e ad ac- cendere gli animi per arruolare truppe in vi- sta di una sempre prossima campagna elet- torale, piuttosto che chiarire le questioni. La scuola, fra i suoi compiti, ha anche quel- lo di analizzare questi registri di comunica- zione, di approfondire, di documentare, di aiutare a ragionare. Il problema demografico, con le connes- se immigrazioni di massa, dovute a molte- plici gravissime sofferenze di popolazioni afflitte da guerre, fame e violenza, è solo un aspetto dei problemi planetari e ambien- tali che dovrebbero indurci a cambiare mo- di di vivere e di convivere, di pensare e di decidere. Qualcuno enfatizza il peso del- l’immigrazione, parlando di invasione intol- lerabile e definendo irresponsabili coloro che cercano semplicemente di essere uma- ni, facendosi carico, fin dove si può, dei di- ritti degli altri alla vita e al futuro. Altri mi- nimizzano il problema, rimuovendo le co- muni responsabilità in proposito. Se si per- de la bussola dei diritti umani, così come nel periodo postbellico del secolo scorso so- no stati riconosciuti, condivisi e sanciti in maniera solenne, nel diritto internazionale e nella nostra Costituzione, c’è il rischio di ricadere nelle follie del periodo prebellico, in cui la pretesa di difendere a oltranza il proprio spazio vitale, ha portato da un la- to alle invasioni colonialistiche, dall’altro al genocidio, frutto della pretesa di decidere chi ha e chi non ha il diritto di vivere. Aver più paura dei «buonisti» che dei «cattivisti» porta a non cercare razionalmente e ragio- nevolmente neppure le soluzioni possibili, che altri popoli hanno già trovato, anche se più poveri e più densamente popolati del nostro Paese. Come cittadini italiani e come cattoli- ci, ci sentiamo chiamati in causa da questa condizione ormai sistemica del Pianeta. Sia- mo grati a coloro che, anzitutto nell’Italia meridionale, svolgono un ammirevole servi- zio di volontariato per salvare e accogliere, non per sfruttare vite umane, e ci impe- gniamo a fare il nostro dovere e del nostro meglio, a tutti i livelli, per capire, per aiu- tare, per evitare di esasperare gli animi. Chiediamo che le istituzioni tutte, in Italia e in Europa, facciano fino in fondo il loro dovere di accoglienza e di valorizza- zione delle persone che cercano vita, digni- tà e lavoro, anche volontario. Come Chiesa, vorremmo che si facesse conoscere meglio quello che si sta già facendo in que- sto ambito, insieme a tante espressioni del volontariato «laico», e si facesse anche di più, sull’esempio offertoci dalle parole e
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