Luglio-Agosto-2015

1 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXII - Numero 7-8 - Luglio-Agosto 2015 E d i t o r i a l e Rosalba Candela, Presidente nazionale UCIIM Salvare, accogliere, integrare. Sono queste tre azioni che devono guida- re la politica italiana ed europea davanti al- l’immane tragedia di uomini, donne e bam- bini che fuggendo dalle dittature, dalle guerre, dai conflitti, rischiano la vita in cer- ca di pane e libertà. Teatro di questa immane tragedia è il mar Mediterraneo, illustre di storia e cultu- ra, bello di suoni e colori, oggi teatro di la- crime e di desideri infranti. Si, perché quel mare porta un fiume umano inarrestabile di Eritrei, Egiziani, So- mali, Siriani, Nigeriani, Pakistani e tanti al- tri ancora. Siano clandestini, profughi, richiedenti asilo, rifugiati importa relativamente. Sono persone che spesso infrangono il miraggio di un futuro dignitoso rischiando di morire an- negati o soffocati nelle «carrette del ma- re». Un secolo fa non era così. Allora gli emi- granti eravamo noi. I dati ISTAT riportano che fra gli ultimi anni del 1800 e i primi del 1900 dall’Italia partirono circa 24.000.000 di persone. Non è esagerato pensare che si trattò di una ve- ra e propria «diaspora». Poi, con il miracolo economico degli anni ’60, il fenomeno andò scemando fino a in- vertire la rotta: infatti negli anni 70 inizia- no le immigrazioni. Il primo importante flusso immigratorio si ebbe dall’Albania nei primi anni ’90 ma consistenti furono anche le immigrazioni marocchine. Il censimento della popolazione italiana nell’anno 2001 riporta la presenza di 1.334.889 stranieri, nell’anno 2014 ne ripor- ta 4.922.085. Questi i dati ufficiali. In realtà sono molti, molti di più. Mentre scrivo 22 barconi sono alla deri- va. Tremila persone rischiano di annegare. Come non salvarli! Come non accoglierli! Le polemiche per la loro accoglienza non sono degne di popoli civili. Basta un «briciolo di umanità» per rite- nere doveroso porgere la mano a chi è di- sperato. Sia onore agli abitanti di Lampedusa che, nel maggio scorso, non hanno esitato a tuf- farsi in mare insieme a finanzieri, uomini della Guardia costiera, carabinieri, poliziot- ti, formando una catena umana per salvare 500 vite. Si fermino i politici che, sordi al grido di dolore del «povero» in cerca di un possibile futuro, alimentano odi razziali. Piuttosto abbiano il buon senso di elaborare vere po- litiche di accoglienza e utili sistemi di inte- grazione: è questo il loro dovere. L’Europa faccia la sua parte: non serve che gli stati condividano le responsabilità. Serve agire fianco a fianco per salvare, ac- cogliere e quindi integrare. «Prima la persona» è il nostro motto. Prima la persona sia l’obiettivo di tutti. Cogliamo l’appello di Papa Francesco: «Vinci l’indifferenza e cogliamo la pace». Di fronte al dramma dei rifugiati bisogna vin- cere l’indifferenza, quell’indifferenza lega- ta a quelle «forme di individualismo che producono isolamento, ignoranza, egoi- smo». No alla politica sorda all’accoglienza, si a politiche di inclusione e integrazione. L’Italia sia «una», ogni cieco rigore ideologi- co, inutile e fuori dal tempo, sia messo da parte. Si ripensi ciò che la storia registra: diaspore, deportazioni, esili e persecuzioni. Si lotti piuttosto per smantellare le «mafie» SALVARE ACCOGLIERE INTEGRARE

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