Luglio-Agosto-2015
GIOVANI E LAVORO, TRA PROGETTO E INCERTEZZE... NELLA FAMIGLIA Francesco Belletti, Direttore Cisf - Presidente del Forum delle Associazioni familiari Ormai consolidata è la letteratura sulla «famiglia lunga del giovane adulto», che ve- de, soprattutto in Italia, ma anche in altri Paesi sviluppati, un numero sempre maggio- re di ultratrentenni convivere con la propria famiglia di origine, nella casa dei propri ge- nitori, anche quando esistono alcune condi- zioni di autonomia che potrebbero consenti- re un distacco più forte (un lavoro stabile, per esempio). Tale fenomeno sociale è im- putabile: - a fattori socio-strutturali esterni, come la difficoltà di entrata nel mondo del lavoro, la difficoltà di trovare casa, i costi per una nuova famiglia di solito sproporzionati alle risorse reali di una giovane coppia (e dopo questi anni di crisi questi dati empi- rici sono certamente più negativi, per i giovani); - a fattori relazionali familiari, come la re- sistenza nel distacco dai genitori (proble- ma che è anche dei genitori, in ogni caso), la difficoltà di progetto autonomo, l’ado- zione di strategie di «rinvio» su diverse scelte importanti (matrimonio, ma anche primo figlio, progetto professionale perso- nale, ecc.). Non si tratta, comunque, solo di una «non scelta» personale, per paura o incertezza («E non se ne vogliono anda- re») , ma anche di una nuovo «patto rela- zionale familiare» («E se poi se ne van- no?»), stretto tra genitori e figli adulti nella famiglia di origine. Anche il recente Sinodo sulla famiglia del 2014 ha descritto uno scenario familiare, a livello mondiale, sulle famiglie, che si esa- spera quando ci si concentra sulle famiglie giovani, o sul progetto di famiglia dei giova- ni. Le sfide sono molto impegnative e com- plesse. Dal punto di vista socio-economico, le parole più drammatiche che risuonano nella Relatio Synodi restano impotenza e a bbandono , che ben rappresentano la per- 37 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXII - Numero 7-8 - Luglio-Agosto 2015 C onviene forse partire con una citazione, un po’ amara, ma molto realistica. «La nostra società ama la giovinezza, ma non ama i giovani. Nella narrazione collettiva essere o apparire giovani diventa requisito per il successo ma solo per chi giovane non lo è più. I veri giovani, quelli non contano, avranno la loro occasione in futuro, un futuro che per inciso non arriverà mai, perché la giovinezza dei non-più-giovani tenderà ad allungarsi sem- pre più, sottraendo spazi agli altri, ai giovani veri. Scuola svilita, sistemi previdenziali ini- qui, ambiente e paesaggio deturpato, sono tutti sintomi di una società incapace di pen- sare e progettare il suo futuro, malata di un «cortotermismo» tanto miope quanto dan- noso» (V. Pelligra, introduzione all’assemblea tematica n. 3, «Accompagnare i giovani nel mondo del lavoro», 47.a Settimana Sociale, Torino, 13 settembre 2013). Vediamo di verificare se l’autore ha ra- gione, ripercorrendo un percorso di analisi sugli elementi che accompagnano la com- plessa transizione da giovani ad adulti. Fare famiglia per diventare adulti? Nella strada verso il progetto di coppia e di famiglia esiste oggi una doppia difficoltà, quasi una doppia marginalità, che interessa chi si accinge a percorrerla: - la difficoltà di diventare adulti, di assu- mere un ruolo attivo, autonomo, respon- sabile (paradossalmente essere giovani è oggi essere marginale), - la parallela difficoltà di pensare un pro- prio futuro condiviso, di coppia, insieme ad un’altra persona, al punto che oggi, per molti giovani, sposarsi è quasi una «mission impossible» (fare famiglia è una cosa d’altri tempi, non è trendy , non è co- ol , verrebbe quasi da dire «è da sfigati» … insomma, marginali).
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