Luglio-Agosto-2015

31 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXII - Numero 7-8 - Luglio-Agosto 2015 le strategie formative di riuscire a recupe- rare le conoscenze attraverso una rinnovata pedagogia del lavoro . Le recenti «linee guida» del ministero su- gli istituti professionali parlano di «valoriz- zare la persona nel suo ruolo lavorativo», ponendo l’accento sulla qualità del lavoro come fattore che incide non solo sul proces- so produttivo, ma sulla formazione delle persone, sulla crescita economica e la coe- sione sociale. Far acquisire agli studenti competenze spendibili nei contesti di vita vuol dire col- laborare alla soluzione di problemi e sapersi gestire autonomamente anche in situazioni innovative. Un particolare rilievo acquista in tutto questo la modalità di valutazione, oggi scis- sa tra la componente statale che tende a selezionare, in vista del raggiungimento di traguardi omogenei e quella regionale che tende ad accreditare le competenze nel prosieguo dell’azione formativa. La certificazione di dette competenze, il portfolio, sono strumenti che parlano di in- vestimenti, di formazione lungo l’arco della vita, di riconoscimenti di quello che si sa fare, mentre la sufficienza in tutte le mate- rie sa di terminalità e spesso di bocciatura. Istruzione e formazione professionale de- vono allargare la base del curriculum, con la presenza di docenti funzionali alla propo- sta formativa: se si vogliono realizzare per- corsi personalizzati è il sistema che si deve fare prossimo all’alunno che c’è e non ricor- rere a modelli ideali di alunni anche piutto- sto obsoleti. In precedenti sperimentazioni si era arri- vati al «triennio integrato» con l’attribuzio- ne di entrambe le qualifiche allora vigenti: quella regionale e statale. Oggi la legge crea uno snodo, funzionale soprattutto se riferito ai passaggi al primo anno di tutta la scuola superiore, ma con molti limiti rispet- to all’esito formativo di questo specifico settore. Il rischio di abbandono si fa sempre più grave anche durante la scuola media, ponendo molti ostacoli già all’acquisizione del diploma del primo ciclo. La nostra recente legislazione tende ad aumentare il numero dei canali a disposizio- ne degli allievi, anticipando le scelte, il che fa intravedere da un lato la possibilità di ela- borare da parte degli allievi stessi scelte orientate verso precisi indirizzi di studio e/o lavoro, ma dall’altro si rileva la difficoltà di supportare adeguatamente quelle scelte sul piano motivazionale e dei relativi contenuti. Istruzione e formazione professionale si trova ancora in mezzo ad un guado, tra un sistema che vuole scolarizzare tutti ma non riesce a non perderne ed uno che cerca di aumentare le opportunità senza chiedersi più di tanto se sono davvero tutte efficaci sul piano formativo. Il conflitto politico fra questi due aspetti non fa altro che allentare i caratteri dell’equità che, appesantiti dalla burocrazia della valutazione, fanno aumen- tare la selezione. Diverse ricerche evidenziano che in que- sto settore più di ogni altro nel sistema del- l’istruzione esiste contraddittorietà tra il raggiungimento dei traguardi europei per quanto riguarda la scolarizzazione e la di- stanza dal successo formativo ed i livelli di apprendimento. È il livello medio che frana verso il basso della classifica, il che aggrava la disuguaglianza sociale e diminuisce la competitività, anche in relazione al perse- guimento delle eccellenze. Dove la collaborazione funziona gli istitu- ti professionali vengono inclusi nella pro- grammazione regionale delle qualifiche, con i relativi standard in uscita. Essa fa in- travvedere un potenziamento dell’efficacia dell’attività formativa, non solo sui titoli da rilasciare ma sulla qualità dell’offerta e la sua azione di recupero e di sviluppo. Sono queste esperienze che possono indirizzare un riordino complessivo del nuovo ambito costituzionalmente definito. La sfida potrebbe essere veramente quella di allentare sul piano della rigidità dei percorsi ed essere più esigenti nel con- trollo e sostegno ai risultati. Istruzione Professionale statale Gli iscritti sono sostanzialmente stabili negli anni, costituiscono circa il 20% del se- condo ciclo; sono in prevalenza maschi, in buona parte stranieri, ma la regolarità cala costantemente. Aumentano i soggetti con uno o più anni di ritardo e ciò accomuna italiani e stranieri. C’è una tendenza all’au- mento della regolarità negli anni terminali, in corrispondenza all’ammissione agli esami di qualifica regionale al terzo anno e di di- ploma statale al quinto; negli anni interme- di si evidenzia l’abbandono o il passaggio

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