Luglio-Agosto-2015
LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXII - Numero 7-8 - Luglio-Agosto 2015 30 PER GIOVANI E LAVORO NUOVI ITINERARI FORMATIVI Gian Carlo Sacchi, Centro documentazione Scuola/Territorio di Piacenza «I struzione e formazione professiona- le»: si tratta di un nuovo percorso formativo introdotto dalla riforma del Titolo Quinto della Costituzione, nel 2001, governato dalle Regioni. In Italia lo Stato governa gli istituti pro- fessionali quinquennali, mentre le Regioni i corsi di formazione professionale triennali. È la prima volta che si cerca di unificarli, ma per il momento la cosa è ancora sulla carta, in quanto la norma costituzionale non è ancora stata applicata e viene ripro- posta in una nuova modifica dall’attuale go- verno. Nella recente proposta di legge di ri- forma così detta della «buona scuola è pre- vista una delega al governo per una legge nazionale che unifichi i due versanti. Man- cando quindi un contenuto unificante, i due soggetti, istruzione (istituti professionali statali) e formazione (centri accreditati dal- le regioni) vanno ad abitare il nuovo edificio da separati in casa, ciascuno cioè seguendo il proprio ordinamento, pur nell’ambito di intese tra Stato e Regioni. Le modalità di realizzazione sono piutto- sto diversificate: in alcuni casi i due canali procedono paralleli ed in altri il tentativo di collaborazione finisce per caricare le scuole di maggiori responsabilità dovendo mettere in opera curricula elaborati in parte dal mi- nistero e in parte dalle regioni, nonché di- verse modalità di governo. Il che finisce per incidere negativamente sulla didattica, su- gli esiti di apprendimento e sul successo formativo, aumentando le ripetenze e la di- spersione. Alcune regioni hanno agganciato i due versanti, in modo che tutti i giovani in usci- ta dalla scuola media potessero frequentare almeno un anno di scuola superiore, prima di accedere, a 15 anni, alla formazione pro- fessionale, in considerazione anche del pro- lungamento dell’obbligo di istruzione. Una modalità che meglio interpreta il dettato costituzionale, ma i cui limiti però si erano manifestati proprio nelle condizioni gestio- nali. La ricercata collaborazione tra istituti statali e centri regionali rimane spesso solo a livello di progettazione e quindi non è in grado di garantire una proposta organica di cui una peraltro debole utenza ha bisogno. La situazione di disagio e di difficoltà de- gli allievi che si rivolgono all’istruzione/for- mazione professionale cresce negli anni ed è difficile corrispondere alle finalità che en- trambi i percorsi intendono perseguire sen- za un decisivo passo in avanti sul piano del- la governance e del rinnovamento didattico. Se nel nostro Paese si andrà verso una maggiore autonomia dei servizi formativi territoriali bisogna fare attenzione che que- sto settore non venga marginalizzato e spin- to unicamente verso l’azienda, ma la pro- grammazione dovrà fare in modo che vi sia un raccordo tra i vari indirizzi per interveni- re in modo più efficace sull’orientamento, ma anche per valorizzare più concretamen- te il superamento del dualismo classico tra cultura e lavoro, otium e negotium, in vista dell’apprendimento permanente. Il perdurare della disoccupazione giova- nile spinge la formazione ad anticipare il più possibile le competenze professionaliz- zanti e forme precoci di permanenza nelle aziende anche attraverso contratti di ap- prendistato, perdendo di vista le competen- ze generali, la cui carenza si evidenzia già nel corso degli stage, e il processo di matu- razione complessiva che poi deve reggere la socializzazione lavorativa. Questi giovani, spesso in gravi difficoltà nelle condizioni socio-economiche delle fa- miglie ed altrettanto a rischio nei risultati scolastici, finiscono per dover sottostare ad una burocrazia dei passaggi tra i due siste- mi, quello statale e quello regionale, men- tre dovrebbero avere a disposizione un per- corso più comprensivo e più flessibile , che valorizzi diversi «ambienti di apprendimen- to» e dimostri di sapere nei contenuti e nel-
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