Luglio-Agosto-2015
29 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXII - Numero 7-8 - Luglio-Agosto 2015 che e nella vita sociale di chi si ritrova nella condizione di disoccupato. Solo confutando questi luoghi comuni – ne sono stati individuati alcuni – potremo frenare la sottrazione di uno spazio sociale significativo per una parte non secondaria del mondo giovanile. A ritardare il processo di autonomia gio- vanile, cui concorre in buona parte la scuo- la e la famiglia, si è aggiunta la crisi gene- ralizzata dei sistemi di welfare che, a parti- re dagli anni Ottanta, ha portato a una ridu- zione delle risorse destinate alle forme di assicurazione del lavoro e alle specifiche misure rivolte alla categoria dei giovani. Se si pensa in particolare alla situazione italiana, coesistono comportamenti d’attesa prolungata, da parte dei giovani che posso- no contare sul supporto economico familia- re ma che, di fatto, contribuiscono ad au- mentare la disoccupazione di lunga durata e a creare aree di disoccupazione intellettua- le, e comportamenti di abbandono scolasti- co e di inserimento precoce nel mercato del lavoro, da parte di giovani economicamente più svantaggiati. Da questo punto di vista, la flessibilità del mercato del lavoro non sembra scalfire l’immobilismo sociale, ma tende piuttosto a rinforzare le disuguaglian- ze sociali attraverso il ruolo economico del- la famiglia. In Italia si notano aspetti peculiari quali la disoccupazione giovanile elevata; tempi molto lunghi d’ingresso dei giovani nel lavo- ro e permanenza prolungata in famiglia; percorsi di studio caratterizzati, fino alla scuola secondaria superiore, da elevate percentuali di abbandoni scolastici e successivamente da lentezza nei per- corsi di studi universitari; fenomeni di disoccupazione intellettuale (laureati e diplomati) il cui numero rimane peral- tro inferiore a quello medio dei paesi dell’Unione Europea. Il tutto a causa di un cattivo orientamento e della persi- stenza di una modalità di scelta degli studi per rinvio delle decisioni circa il lavoro futuro e non per destinazione. Siamo di fronte ad una rilevante ten- sione nel rapporto tra le generazioni, che porta con sé un problema educativo e culturale: di fronte alla creazione di un’area di sospensione e differimento delle scelte che nuoce decisamente ai giovani ed alla società, occorre sostenere l’idea della realizzazione umana attraverso il contributo al bene comune, svolto sotto forma lavora- tiva. Occorre aprire una stagione di impe- gno centrata sulla cultura e l’etica del lavo- ro come occasione di umanizzazione e di miglioramento della società. Il lavoro è una dimensione fondamentale della vicenda umana, senza la quale la per- sona risulta indebolita in se stessa, dedita prevalentemente a sentire e cercare di sod- disfare i propri bisogni, scarsamente pro- pensa ad un atteggiamento donativo e co- raggioso circa la comunità ed il futuro. Si apre una linea di tensione tra tutela e libertà su cui si verificherà la fibra morale delle giovani generazioni e la capacità di svolgere un ruolo educativo correttamente inteso da parte del mondo adulto. I figli di questa cultura dovranno riscattarsi da tale stretta e cercare la propria strada nono- stante l’ansia protettrice dei genitori. Que- sti ultimi dovranno a loro volta imparare l’etica della responsabilità e la necessità di sollecitare nei figli il desiderio dell’azione libera e innovativa: « Il fatto che l’uomo sia capace d’azione significa che da lui ci si può attendere l’inatteso, che è in grado di compiere ciò che è infinitamente improba- bile. E ciò è possibile solo perché ogni uo- mo è unico e con la nascita di ciascuno vie- ne al mondo qualcosa di nuovo nella sua unicità » (Arendt 1999, 129).
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