Luglio-Agosto-2015
LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXII - Numero 7-8 - Luglio-Agosto 2015 28 della persona, ma la espone anche ai rischi di perdita del carattere umano della profes- sione stessa che si rivela essenzialmente nella socialità e nel tratto artistico. Tutto ciò può portare alla caduta della motivazio- ne, compreso il fenomeno del burnout (9), alla chiusura nei confronti degli stimoli, delle novità, delle sollecitazioni a coinvol- gersi, a condotte di fuga. Può inoltre porta- re a cambiamenti controindicati rispetto al- la professionalità, come lo specialismo. Co- me afferma Dewey, « ogni professione di- stintiva tende…a diventare troppo predomi- nante, troppo esclusiva e troppo assorbente nel suo aspetto specializzato. Il che signifi- ca che viene accentuata specialmente la prassi, l’aspetto tecnico, a scapito del ri- sultato » (Dewey). Nel contempo, la «vita sospesa» di cui fa esperienza una buona parte del mondo gio- vanile, perennemente connesso in una real- tà non tanto virtuale quanto futile, impedi- sce a questi giovani di comprendere se stes- si tramite il coinvolgimento in opere signifi- cative svolte a favore degli altri, dalle quali possono ricavare un sentimento più stabile e consistente di sé, entro legami di recipro- cità in cui realizzare effettivamente le pro- prie potenzialità. Si impone pertanto un’operazione cultu- rale, che consiste nel fare pulizia di alcuni luoghi comuni in tema di istruzione e lavo- ro, gli stessi su cui si fonda l’arretratezza del nostro sistema scolastico e quindi del- l’orientamento delle giovani generazioni. Il primo riguarda la struttura dell’occu- pazione: mentre la percezione diffusa ritie- ne che il sistema occupazionale si stia pola- rizzando tra una parte minoritaria di lavori qualificanti ed una componente maggiorita- ria di lavori dequalificati, in realtà le ricer- che dimostrano che in Italia negli ultimi 15 anni le opportunità lavorative si sono modi- ficate in forma rilevante. Il peso in termini di ore lavorate riservato alle occupazioni di medio-basso livello di qualifica, come ad esempio le attività amministrative e segre- tariali, registra un continuo e rilevante ca- lo, a fronte di una crescita nelle occupazio- ni ad elevata qualificazione ovvero le pro- fessioni intellettuali o lavori «significativi». Il secondo luogo comune consiste nel so- stenere l’assoluta rilevanza degli studi uma- nistici per la formazione di quadri direttivi e di manager. In realtà, nel pieno della ter- za rivoluzione industriale, il milieu cultura- le più appropriato sembra quello definito dall’espressione «umanesimo tecnologico» (10) che disegna un bagaglio scientifico e tecnologico tale da consentire al soggetto di saper fronteggiare e portare a termine compiti complessi trovando soluzioni anche inedite. Ciò va declinato con una sensibilità per i fattori umani acquisita anche median- te una familiarità con la letteratura, l’arte e la storia, che non vanno però proposte in forma accademica, bensì come contributo al vivere bene. Il terzo luogo comune insiste sulla cre- scente rilevanza nell’ambito del sistema economico del comparto dei servizi a fronte di una presunta marginalizzazione dell’in- dustria. In realtà, al primo posto della bi- lancia commerciale del nostro Paese vi sono le macchine utensili, una componente fon- damentale della nostra economia: è l’ambi- to che sviluppa il maggiore valore aggiunto e che sollecita anche gli altri comparti co- me l’informatica, il commercio, la ricerca scientifica e tecnologica, la formazione e la gestione delle risorse umane. Il quarto luogo comune, infine, ritiene che il lavoro non sia più rilevante per la realizzazione umana, a vantaggio di altre forme di identificazione quali il consumo e la vita sociale. Sarebbe l’estetica dei consu- mi, e non l’etica del lavoro, il fattore in grado di costituire l’identità individuale. In realtà, il lavoro rappresenta un elemento decisivo della proiezione sociale delle per- sone, tanto che la sua mancanza comporta non solo problemi di autonomia economica, poiché, anche in presenza di sussidi signifi- cativi, essa conduce a disequilibri nella psi- (9) M ASLACH L., La sindrome del burnout. Il prezzo dell’aiuto agli altri, Cittadella Editrice, 1997. (10) G ENTILI C., Umanesimo tecnologico e istruzione tecnica. Scuola, impresa, professionalità , Armando Editore, 2007.
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