Luglio-Agosto-2015
27 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXII - Numero 7-8 - Luglio-Agosto 2015 adulte a presidio di ruoli sociali di responsa- bilità e prestigio, per questo difficilmente accessibili da parte dei giovani: spesso, per fornire garanzia di maturazione, occorre… prendere tempo ed invecchiare. È estrema- mente raro da noi trovare in questi ruoli, come accade non raramente negli Usa, gio- vani non ancora trentenni. Nel nostro Paese, una certa cultura pro- tettiva ed assecondativa della famiglia fini- sce per sottrarre ai giovani visibilità sociale ed opportunità di impegno personale trami- te il lavoro, impedendo loro di maturare in autonomia e responsabilità. Ciò pone in lu- ce un vero e proprio offuscamento del valo- re del lavoro. Il «lavoro buono» Diversamente da quanto sostengono i cri- tici dell’attuale società, che insistono uni- camente su flessibilità e incertezza, si co- glie oggi una rilevanza del lavoro «significa- tivo», nel senso inteso da John Dewey nel volume Democrazia ed educazione (2004) che indica nella professione la « direzione delle attività della vita in un senso che le renda percepibilmente significative per chi le pratica in virtù delle loro conseguenze, e anche utili ai suoi associati ». Tale definizione pone l’accento sulla pre- senza di uno scopo rilevante dal punto di vi- sta del suo valore sociale, sull’identificazio- ne di occupazioni distintive, sull’acquisizio- ne accumulabile tramite l’esperienza. Ciò è confermato da recenti studi che rilevano la continua crescita delle occupazioni ad alta qualifica o professioni intellettuali (8). Il lavoro è una dimensione fondamentale della vicenda umana perché consente alla persona di misurarsi con compiti e problemi che la sfidano, di sollecitare le proprie pre- rogative umane nell’intento di soddisfare bi- sogni e desideri altrui, di contribuire fattiva- mente al processo di civilizzazione, di acqui- sire stima e considerazione ottenendo in tal modo indicazioni per conoscere se stessa e riconoscere i talenti di cui è portatrice. Il lavoro è il tramite fondamentale – non certo l’unico né il superiore - della vita so- ciale e libera l’individuo dalla gabbia del suo io ipertrofico e, di conseguenza, debole e fragile. L’agire lavorativo presenta innanzitutto una connotazione relazionale di natura mo- rale: l’utilità è vista in rapporto al valore e quindi in relazione al vantaggio che procura agli altri ed alla società. È tramite tra mon- do individuale e mondo sociale; è discipli- na, immaginazione, tessuto connettivo della società. È il rapporto con la verità, con la giusti- zia, il bene, il bello che rende il lavoro un atto della persona. Il lavoro irradia l’ huma- num nella sua specificità: solo l’uomo lavo- ra. È il significato profondo della grande in- tuizione cristiana nascosta nella « et » di Be- nedetto: ora et labora . È l’equilibrio fra contemplazione ed azione. Abbiamo già la- sciato alle spalle, credo, la concezione me- ramente utilitaristica; non siamo più radica- ti nella grande tradizione cristiana. E non sappiamo più rispondere alla domanda di educazione al lavoro: ma questa è una delle dimensioni essenziali della grande sfida educativa. In questo modo, la qualità del lavoro si- gnificativo rimanda alla qualità del non la- voro, e ciò non va inteso nel senso esclusi- vamente materiale, come nel concetto mar- xiano di riproduzione della forza di lavoro, ma nel significato propriamente umano di sentimento pieno del vivere e di alimenta- zione della naturale disposizione del sogget- to alla curiosità ed allo stupore nei confron- ti della realtà. L’individualismo non è la condizione otti- male del lavoratore così come viene a deli- nearsi nella società della conoscenza; piut- tosto, è propria del lavoro significativo e di- stintivo la dimensione sociale e comunita- ria, la ricchezza di legami, la capacità di fi- darsi, di condividere, di lavorare in forma cooperativa: il lavoro è fatto di connessioni e non di un esercizio isolato. Una condotta individualistica non solo impoverisce la vita (8) O LIVIERI E., Il cambiamento delle opportunità lavorative , «Questioni di economia e finanza», Banca d’Italia, Eurosistema 117.
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