Luglio-Agosto-2015
LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXII - Numero 7-8 - Luglio-Agosto 2015 26 pone l’accento sulla qualità della vita dei giovani, intendendo con ciò un misto di istruzione, tempo libero, soddisfazione di bisogni di riconoscimento sociale e prote- zione da compiti e responsabilità, inducen- do giovani e famiglie a considerare il lavoro come un’incombenza da affrontare solo in condizioni di prestigio sociale e sicurezza. Di contro le imprese tendono sempre più a manifestare un atteggiamento scettico nei confronti di un’area di lauree con debole potere di occupabilità, preferendo la con- ferma del valore del giovane dimostrata tramite esperienze reali di cimento, secon- do una progressione che inizia dalla cosid- detta «gavetta» e procede poi, se questa si rivela positiva, per passi progressivi verso il ruolo desiderato. Ma i giovani fanno difficoltà a distinguere tra opportunità di ingresso di questo gene- re, che possiamo definire qualificanti, e ve- re e proprie forme di sfruttamento o di pre- carietà che non raramente celano la trappo- la della cronicità poiché prevedono lavori «opachi», non aperti ad una vera qualifica- zione, l’unica possibilità per il giovane per far valere le proprie competenze una volta superata la fase di ingresso. Le competenze relative all’intraprendenza ed allo spirito di iniziativa risultano in questo campo decisive per evitare le secche del precariato non qualificante ed inserirsi in canali di ingresso efficaci, anche se a prezzo di un periodo di transizione non breve. Va ricordato che nell’opinione pubblica vige ancora lo stereotipo secondo cui il primo lavoro possiede un significato pre- dittivo rispetto alle prospettive occupazio- nali future; ciò crea una sorta di irrigidi- mento delle aspettative di una parte dei giovani istruiti, indotta dallo stesso titolo di studio, che li rende indisponibili verso scelte incongruenti con l’investimento fat- to in capitale umano. Da qui l’area di sco- raggiati, composta da giovani in attesa di una prospettiva lavorativa che diviene con il tempo sempre più aleatoria; la possibili- tà di rinviare la scelta di occasioni di lavoro generico, in attesa del giusto posto di lavo- ro, dipende dalle risorse economiche, socia- li e culturali della famiglia, che in tal modo svolge un ruolo decisivo di indirizzo delle decisioni dei figli in materia di istruzione e lavoro (6). Questo approccio protettivo si amplia tramite processi di ingresso nell’im- presa familiare oppure giocando sul capitale sociale ovvero le conoscenze e le entrature; ma, più si fa competitivo il sistema econo- mico, più cresce la considerazione dell’im- portanza del talento personale dimostrato fronteggiando compiti e problemi reali ben gestiti e portati a termine in modo giudica- to positivo. È il tema delle competenze che – sia pure tra ambivalenze e difficoltà – si sta facendo avanti sia nel sistema educativo sia nel contesto di lavoro (7). Di conseguen- za, chi non ha alle spalle una famiglia che garantisca il rinvio delle scelte in attesa di un lavoro più prestigioso, ma desidera tro- vare un’occupazione purchessia, è disposto anche all’abbandono scolastico ed all’inse- rimento il più presto possibile nel mercato del lavoro, sperando di farsi valere all’in- terno delle organizzazioni di lavoro, pun- tando sui processi di selezione e di evidenza non formalizzati, ma non per questo meno pregnanti. Sullo sfondo rimane una struttura sociale piuttosto statica, dominata dalle fasce (6) S EMENZA R., Le trasformazioni del lavoro. Flessibilità, disuguaglianze, responsabilità dell’impresa , Carocci, 2004. (7) N ICOLI D., Il lavoratore coinvolto. Professionalità e formazione nella società della conoscenza , Via e Pensie- ro, 2009.
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