Luglio-Agosto-2015

LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXII - Numero 7-8 - Luglio-Agosto 2015 24 GIOVANI E LAVORO TRA PROGETTI E INCERTEZZE Mario Tonini, Presidente CNOS/Scuola - Direttore Generale Federazione CNOS-FAP Una premessa Scrivo questa breve nota mentre in Italia ci si confronta sul ddl « La Buona Scuola » che intende lanciare in maniera sistematica l’alternanza nel sistema scolastico e si co- nosce, in modo progressivo, l’attuazione dei provvedimenti legati alla riforma del lavo- ro, il Jobs Act , che ha, tra i suoi obiettivi, quello di attuare un sistema formativo «duale» in versione italiana. Viene spontaneo chiedersi se tutto que- sto fermento sia segno di un cambio di con- sapevolezza rispetto al lavoro declinato nel- la sua dimensione educativa. Fino ad ora, infatti, il lavoro era conside- rato come qualcosa di sostanzialmente con- trario alla missione propria della scuola. È ancora fortemente radicato il pregiudizio che il lavoro in genere e quello manuale in particolare avrebbero poco a che fare con la formazione umana, perché la buona educa- zione si dovrebbe realizzare « …con la lette- ratura, la storia, la matematica, e non nella bottega di un artigiano, in uno studio tecni- co, in una fabbrica, tantomeno in una fatto- ria agricola […]. Non ci siamo ancora libera- ti, nonostante san Benedetto e l’umanesimo civile, dell’idea volgare che il lavoro ma- nuale sia impuro, adatto a servi e schiavi, non a persone libere e intelligenti » (1). Sarà davvero il momento della svolta? La domanda è legittima perché la «sfida» è molto grande e non è sufficiente una leg- ge per risolvere questa problematica. Una gioventù «sospesa» In Italia, come in gran parte dell’Europa, sia pure secondo modalità differenti, si sta creando una nuova forma di disparità e quindi di ingiustizia, fra vecchie e nuove ge- nerazioni, consistente nella creazione di una condizione di isolamento di una parte rilevante dei giovani che li esclude dalla possibilità di svolgere ruoli sociali significa- tivi, e pertanto di maturare e perfezionare se stessi, rimanendo in contesti di studio inadatti per sé e per il futuro inserimento lavorativo, permanendo troppo a lungo nell’orbita economica della famiglia di ori- gine. Si è delineato oramai da tre-quattro de- cenni un prolungamento artificioso della fa- se dell’adolescenza, o post-adolescenza, in- tesa come età intermedia tra infanzia e condizione adulta, a causa delle trasforma- zioni della società e del ruolo/presenza del- la famiglia, così da far prevalere un ruolo di assecondamento e garanzia di soddisfazione dei bisogni di riconoscimento sociale sulla funzione di spinta verso l’assunzione di una progressiva responsabilità e sulla capacità di affrontare i conflitti con i figli (2). Entro questo contesto si nota la perdita del valore soggettivo e sociale del lavoro, quell’esperienza che può consentire di assu- mere compiti e responsabilità personali e di mettere a frutto i propri talenti e le proprie competenze nello svolgimento di un servizio dotato di valore effettivo. Molte fonti statistiche internazionali con- fermano questa tendenza che risulta parti- colarmente accentuata nel Sud dell’Europa: nella fascia d’età tra i 20 e i 29 anni, la me- dia di persone che non fanno parte delle forze di lavoro (che studiano, oppure sono poste nella condizione di Neet , acronimo di (1) B RUNI L., Fondati sul lavoro , Vita e Pensiero, 2014, p. 58. (2) S CABINI E., I AFRATE R., Psicologia dei legami familiari , Il Mulino 2003.

RkJQdWJsaXNoZXIy NTYxOTA=