Luglio-Agosto-2015
19 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXII - Numero 7-8 - Luglio-Agosto 2015 (8). Con «molta prudenza e pazienza» (9), infatti, ogni allievo può essere messo nella condizione di raggiungere gli stessi standard di apprendimento grazie ad un insegnamen- to degli stessi contenuti, tuttavia diverso nei tempi, nell’intensità, nei modi e nelle circostanze ( Mastery Learning ). L’individua- lizzazione, per questo, mira all’uguale for- mazione del cittadino, dotando tutti delle stesse opportunità, della stesse possibilità d’uso dei medesimi metodi, contenuti, di- ritti e doveri. La personalizzazione opta, invece, per un climax inverso. Parte dal basso. È sussi- diaria, non statalistica. Il ruolo centrale è, infatti, riconosciuto all’allievo. È lui che ha e deve avere l’iniziativa dell’apprendimen- to. A partire dalle «cose», per ripetere Ago- stino, di cui riesce a dare «segno» e, so- prattutto, dai progetti che lui stesso fa su se stesso, in quanto collocato nel mondo naturale e sociale che abita. L’attenzione, qui, però, più che al cittadino di uno Stato, è rivolta all’uomo-persona in quanto tale. Se il cittadino, infatti, scrive Rousseau, «non è che un’unità frazionaria dipendente dal denominatore ( la nazione, la società appunto , n.d.r)», il cui «valore è in rappor- to con l’intero», che è «il corpo sociale» (10), ogni uomo-persona, sebbene per defi- nizione relazionale, quindi sociale e mon- dana, è sempre e va sempre trattata come un «intero assoluto», kantianamente direm- mo un fine a se stesso, un’integralità auto- noma, un tutto che non può essere parte e strumento di niente. In questo contesto, il magis-ter (colui che è di più), alla stregua del precettore di Emilio, è, dunque, il tu- tor, il coach, chi assicura l’holding, il noc- chiero della persona dello studente nel suo percorso di farsi la persona che è nella rete (nel web) dell’offerta formativa che l’am- biente, la scuola, le formazioni sociali e lo Stato mettono a disposizione. E la proget- tazione didattica del magister è la valoriz- zazione della progettualità didattica del- l’allievo, incarnato nella sua famiglia, nella scuola, nella storia, nel contesto, nella cul- tura che gli è dato vivere. Il magister è chiamato a scegliere che cosa fare, come e perché in questo momento e non dopo, perché con una motivazione piuttosto che con un’altra senza poter dedurre questi elementi da nessuna legge o teoria prece- dente, ma semmai usando le leggi e le teo- rie che conosce professionalmente per non fraintendere l’«intero assoluto» (e gli «in- teri assoluti») con cui si relaziona e che in- contra. Il suo sforzo è, quindi, armonizzare la propria libertà ed autonomia con la li- bertà e l’autonomia dell’allievo, dei geni- tori e poi di tutte le persone coinvolte nel processo educativo. Rousseau sosteneva che «l’uomo-persona è superiore al cittadino» (11) e che l’intero del primo non è della stessa natura dell’in- tero di cui il secondo è parte frazionaria. Per cui mirare al primo è cosa ben diversa che mirare al secondo (12). Per questo, av- vertiva senza incertezze che «bisogna sce- gliere tra il fare l’uomo-persona o il cittadi- no», senza introdurre nessuna « e » composi- tiva tra i due termini (13). L’educazione dell’uno è, infatti, incompatibile con quella dell’altro. La sua radicalità logica, tuttavia, è senza dubbio astratta. Chiarissima, ma appunto metafisica. Nella realtà storica, tuttavia, salvo creare disadattati e spostati, uomo- persona e cittadino, personalizzazione e in- dividualizzazione, progettazione e pianifi- cazione, kairòs e chr ó nos / schema non pos- sono che incarnarsi e fondersi insieme. Il problema educativo è farlo in modo che i secondi termini siano sempre mezzi e stru- menti per i primi, in un’alternanza integra- ta e mai separata che, per principio, resta inesauribile, senza fine. (8) Ivi , cap. XII, 24, p. 161. (9) Ivi , cap. XII, 23, p. 161. (10) J.J. R OUSSEAU , Emilio (1762), tr. it., La Scuola, Brescia 1965, I, p. 11. (11) Ivi , p. 11. (12) «Datelo tutto intero allo Stato, o lasciatelo tutto intero a se stesso; se ne dividerete il cuore, questa lace- razione lo renderà infelice» (J.J. R OUSSEAU , Frammenti politici (1754-1760), tr. it. in Scritti politici , Utet, Torino 1970, pp. 664). (13) J.J. R OUSSEAU , Emilio… cit., I, p. 12.
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