Luglio-Agosto-2015
17 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXII - Numero 7-8 - Luglio-Agosto 2015 fare i conti con ambedue le coppie concet- tuali: chr ó nos/schema , da una parte, e kai- rós , dall’altra. L’una non può fare a meno dell’altra, in pedagogia; pena il reciproco impoverimento. Anche se, purtroppo, come Gesù rimproverò rammaricato ai Giudei, «sapete giudicare l’aspetto della terra e del cielo ( chr ó nos/schema ), come mai questo tempo ( kairòs ) non sapete giudicarlo?» (Lc 12, 56-57). Quasi un doppio ammonimento agli educatori di tutti i tempi: ricordatevi che senza kairós non si compie l’educazio- ne; e che kairós non è oggettualizzabile né si trova oggettualizzato in qualcosa, per esempio anche nelle conoscenze più esal- tanti, ma è l’incontro di una persona friabi- le e infedele con una verità rocciosa e fede- le che si fa persona e che guida la vita in ciò che vale e salva (l’ emet ebraica). Piano e progetto È dalle mancate consapevolezze circa le distinzioni appena menzionate che nasce la confusione tra «piano» e «progetto». E quella tra i relativi sinonimi che li richiama- no: pianificazione (o programmazione), per un verso, e progettazione, per l’altro. Il piano, con i connessi «pianificazione» e «programmazione», è una tipica strategia della razionalità tecnico-scientifica. Non c’è piano, né suoi sinonimi, infatti: a) se mancano gli skopós , ovvero se, già prima di partire nell’impresa dell’insegna- mento e dell’educazione, non si hanno, con chiarezza, ben presenti e delimitati, i «ber- sagli» (gli obiettivi!) da raggiungere o i mo- delli, i disegni da concretizzare; b) se non esiste una materia , nel nostro caso gli studenti, nei quali si devono «impri- mere» gli skopós concepiti; c) se non si hanno a disposizione o non si predispongono gli strumenti e i metodi con cui, coerentemente, senza uscire di strada, connettere skopós e materia (studenti); d) se, infine, durante questo procedi- mento ( metodo ) e, poi, alla sua conclusio- ne, non si pratica il feed back , ovvero la ve- rifica, il controllo dei risultati di processo e di prodotto. Non ci vuole molto a comprendere che, con questa impostazione, siamo sotto il regno di chr ó nos (tempo) e di schema (spazio). Diversa, invece, la situazione per «pro- getto» e «progettazione». Qui ciascuno, che si tratti di allievi piccoli o di adulti grandi, cerca il proprio «tesoro». Cerca, cioè, di pro -gettare in avanti quelle realizzazioni di vita che reputa per sé piene, compiute, in- tegrali, senza le quali si sentirebbe mancan- te, dimezzato, privo dell’eccellenza a cui ambisce, in ultima analisi perduto e sconfit- to. Ma cerca anche quei significati della vi- ta che danno un ordine neghentropico ai propri giorni e ai propri anni, che non deca- dono con il tempo, restano sempre accesi ( ekpýrosis ) e che mantengono inalterata la loro durata. Il progetto e la progettazione, in questa prospettiva, non hanno a che fare con sko- pós , ma con télos ed éschaton ; non preten- dono la gestione e il controllo tecnici delle situazioni, ma il loro governo pratico (nel senso aristotelico della dalla phrònesis ) in vista di ciò che è bene; non vivono, perciò, di attendibili pre -visioni, ma, proprio per loro natura, si nutrono di speranze, ovvero dell’attesa di «avventi» di salvezza che esi- gono il coping anche all’impronta per essere accolti; non si concludono con controlli e misure, ma, sebbene le possano presuppor- re, chiamano in causa la valutazione, ovve- ro giudizi di valore e prese di posizioni per- sonali su ciò che è bene e male non solo per sé, ma per tutti. E tutto questo, semplice- mente, perché, in ogni progetto, non si ha mai che fare soltanto con oggetti a disposi- zione della propria potenza, sui quali ci si impone, ma con persone che, poco o tanto, sono e devono essere libere, e con le quali è indispensabile trovare, per quel poco o per quel tanto di libertà che esse esercita- no, condivisioni altrettanto libere, non le- gate alla schiavitù di niente. Il che sconvol- ge la logica semplicistica di ogni progetto, consegnandolo alla complessità e all’impos- sibilità del determinismo. Il paradosso è che queste distinzioni an- che epistemologiche tra piano/pianificazio- ne/programmazione, da un lato, e proget- to/progettazione, dall’altro lato, da alcuni decenni appartengono più alle consapevo- lezze degli architetti che a quelle della pe-
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