Luglio-Agosto-2015
LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXII - Numero 7-8 - Luglio-Agosto 2015 16 PERSONALIZZARE LA PROGETTAZIONE. SIGNIFICATO PEDAGOGICO DI UNA STRATEGIA Giuseppe Bertagna, Direttore del Dipartimento di Scienze Umane e Sociali - Università di Bergamo B isogna avere molto rispetto delle pa- role. Se si usano male, si tradiscono le cose. E non solo non ci si intende più, ma si contribuisce alla degradazione della qualità del vivere personale e sociale. Chrónos/schema e kairós Per comprendere allora senza fraintendi- menti i due termini messi in connessione nel titolo (personalizzare, progettare) serve una distinzione preliminare che li fondi en- trambi: quella tra i concetti classici di chr ó- nos (tempo) e schema (lo spazio), da una parte, e quello di kairós , dall’altra. La prima coppia concettuale rimanda a realtà empiriche, anche esistenziali, che at- traverso la ratio mensurans , la ragione cal- colante dei moderni, si possono conoscere in maniera misurabile, osservabile e verifi- cabile da chiunque, con appositi strumenti condivisi. Rimanda, diremmo nel linguaggio medievale, al sapere tipico dell’ In saecula , cioè «del mondo», quello che poi diventerà il sapere così vittorioso della scienza mo- derna e contemporanea. Il concetto di kairós , invece, non si rife- risce né ad un tempo cronologico né ad uno spazio fisicomatematico. Rimanda, al con- trario, ad un senso complessivo di sé e del mondo, percepito in maniera cosciente da ciascuno nel proprio vissuto, che fa conflui- re e riassume in un istante organicamente unitario il significato di tutta la propria esi- stenza. I classici identificavano questi mo- menti di intuizione sintetica del senso pieno di ogni vita con l’esito maturo della paide- ia , dell’ humanitas , di una formazione nella quale ci si sia confrontati con l’ humani nihil a me alienum puto di Terenzio (1). Mentre, dunque, qualsiasi cosa si collo- chi in chr ó nos e in schema ha sempre un inizio fisico-temporale, un’altrettanto specifica, documentabile mutazione (dive- nire) e una conclusione sottoponibile a mi- sura, il senso delle cose che si colloca nel kairós personale si mostra al contrario co- me pura origine (l’ arché della filosofia), colta mediante il Lógos personale inter- pretante. Significa che l’attribuzione di senso è allo stesso tempo non solo la causa sorgiva delle cose e della vita, ma anche il loro intero svolgimento e, soprattutto, svelamento. Per cui è come se, in kairós , il tempo della storia e lo spazio occupato dall’esperienza di ciascuno nel mondo col- lassassero e rivelassero ( apocalýptei ) alla persona ciò che li trascende, ovvero il loro significato davvero ultimo, metafisico, che, per la persona, tutto unifica, contie- ne e motiva (l’ éschaton ). Per questo, in kairós , prima e dopo si mescolano, il qua e là si riuniscono, l’alto e il basso, il breve e il lungo, l’inizio e la fine si confondono in un nesso che non lascia fuori nulla perché è «ciò che conta», il valevole, il tutto pre- zioso e salvifico per la vita di ciascuno, nel mondo del tempo che ci è dato vivere. E si fa la scoperta di ciò che, nel linguag- gio medievale, si chiamava l’ In saecula saeculorum , ovvero di quell’esperienza imprescindibile in ogni maturazione umana che è fatta di scoperta di una verità pie- na, totale, affidabile che allo stesso tem- po si trova e si cerca, e che è regalata sol- tanto negli «stati di grazia». Non ci vuole molto a capire che, nel- l’educazione in generale e non meno in quella che va promossa con l’insegnamento nelle scuole, con qualsiasi allievo, occorre (1) T ERENZIO , Heautontimoroumenos , 77.
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