Luglio-Agosto-2015
della tradizione scolastica, instaura un rap- porto diretto con gli alunni, rendendoli più partecipi alla scelta del metodo di studio. Il Professor Keating è certamente riuscito a suscitare un desiderio, ha fatto scattare una molla, ma è andato ben oltre, non riu- scendo più a gestire ciò che aveva in qual- che modo provocato. Il desiderio non è stato solo l’occasione per affrontare un lavoro sul sapere, la poe- sia e la letteratura, è diventato il contenuto stesso dell’azione educativa. L’insegnante si è trasformato in figura carismatica e, suo malgrado, manipolatoria. Ha stimolato pulsioni forti in allievi già compressi da una pedagogia autoritaria. Non li ha poi aiutati a controllarle e li ha indotti, sia pur involontariamente, a scelte ancora una volta pulsionali. Sappiamo bene che il conflitto è cosa del tutto naturale nell’adolescente, ma il com- pito dell’adulto è, per l’appunto, aiutarlo a gestirlo. Ne consegue che « è più fruttuoso rego- lamentare che permettere ». Del resto, gli individui coinvolti nella funzione pedagogica non lavorano isolata- mente, ma all’interno di schemi rigidi che impongono loro, in modi impliciti o esplici- ti, fini e metodi. L’educatore, considerato isolatamente, non crea per proprio conto né programmi né tecniche. Perfino nel caso che abbia piena libertà di farlo. «I fatti educativi hanno ,dunque, un ca- rattere coercitivo ed esiste un modello educativo di ri- ferimento da cui non ci possiamo allontanare, sen- za scontrarci con vivaci re- sistenze" (v. Durkheim, 1926). Si può, quindi, afferma- re che i fatti educativi non possiedono nessuna autono- mia: il loro sviluppo non av- viene secondo le leggi di una dinamica interna, ma è solo l’espressione e la tra- duzione del movimento ge- nerale della società. Oggi l’educazione è rappresentata dalla diversità . Essa è colore, cultura, ricchezza, scam- bio, crescita, necessità e fa parte della sto- ria di ogni uomo. Spesso viene vista in chiave negativa, co- me «minaccia» della propria identità e per questo la presenza del «diverso», frequen- temente, genera sentimenti di paura, ansia, sospetto. Basti pensare a quanto la presenza di alunni stranieri o di portatori di handicap o dei cosiddetti alunni difficili abbia creato in passato notevoli timori negli educatori e difficoltà relazionali all’interno dei gruppi. Se si riuscisse, invece, a percepire la «di- versità» non come un limite alla comunica- zione, ma come un «valore», una «risorsa», un «diritto», l’incontro con l’altro potrebbe essere in certi casi anche scontro,ma non mai discriminazione, occorre,quindi,che l’educazione diventi scoperta e affermazio- ne della propria identità e, contemporanea- mente, valorizzazione delle differenze. In questo contesto contemporaneo, il ruolo degli alunni deve essere sempre posto al centro di tutte le attività che vengono proposte dagli operatori e dai docenti, ed esaminare le condizioni della loro crescita, del loro sviluppo psicosociale e benessere personale. _____________________________________ • Èmile Durkheim, educazione e sociologia • L’impressionismo • AA.VV. L’attimo fuggente, la Feltrinelli, Mondadori 10 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXII - Numero 7-8 - Luglio-Agosto 2015
Made with FlippingBook
RkJQdWJsaXNoZXIy NTYxOTA=