Luglio-Agosto-2014
7 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXI - Numero 7-8 - Luglio-Agosto 2014 propri talenti e nemmeno i propri gusti. In questo modo la presenza dell’altro non è occasione di legame, ma di contrapposizio- ne, di una inferiorità che chiede di essere sa- nata, rincorrendo sempre un altro e ciò che egli ha e a noi manca. L’invidia è pertanto fonte continua di frustrazione, che si avverte mentre si agisce per vincere una diversità reale o presunta. Se uno guarda all’altro e sfugge all’indagine di ciò che egli è e possie- de, finisce per non conoscersi e porre l’at- tenzione sempre fuori di sé come se fosse vuoto o perennemente manchevole. L’immagine è quella di uno che rincorre ansimando chi, appena è raggiunto, fa uno scatto mettendo una nuova distanza. Una corsa perenne senza aver nemmeno la possi- bilità di chiedersi il senso di quell’insegui- mento interminabile, che porta alla prostra- zione, che assume il volto della depressio- ne, quando ci si accorge di essere sempre in ritardo e sempre manchevoli di qualcosa che altri invece possiedono. Nel sistema educativo si è preconizzato che questa corsa è un bene, deve esistere, in nome di modelli positi- vi, dei bravi e buoni» (5). La fede è risorsa prezio- sa di riconciliazione con sé; vive di questa riconci- liazione e vi conduce allo stesso tempo. A condizio- ne, però, di proporla e di viverla nella sua misura al- ta e di grazia, nel suo sa- pore evangelico. Non si tratta, prima di tutto, di proporre dei valori o una morale. Non si tratta nem- meno, almeno su un piano fondamentale, di mettersi nella prospettiva dell’inte- grazione di valori nella vi- ta (integrazione fede-vi- ta). La proposta di una fede evangelica è, fondamentalmente, nel segno della grazia, dell’amore e della misericordia (6). È l’esperienza di potersi lasciar guardare da Dio, perché il suo sguardo è sguardo d’amo- re. Lui ci ama così come siamo, ci guarda laddove noi facciamo fatica a guardarci. Ci accetta in ciò che noi facciamo fatica ad accettare. Ci ama e ci perdona mentre noi talvolta non ci perdoniamo e ci vergognia- mo anche di chiedere perdono. «Dio mai si stanca di perdonarci, mai. […] Il problema è che noi ci stanchiamo […], ci stanchiamo di chiedere perdono» (7). E ci stanchiamo perché corriamo (fuggendo), perché abbia- mo vergogna di noi stessi, per un problema di fiducia (o di sfiducia). La prospettiva della misericordia, come prospettiva di fondo (fondamento) dell’evangelizzazione, a cui Papa Francesco ci invita, intercetta profondamente questa istanza del ritrovare la fiducia. Salvatore Currò S p i r i t u a l i t à (5) A NDREOLI V., L’educazione (im)possibile , Rizzoli, Milano, 2014, 160-161. (6) P APA F RANCESCO , Evangelii Gaudium , cit., nn. 34-39. (7) I D ., Angelus , 17 marzo 2013.
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