Luglio-Agosto-2014
LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXI - Numero 7-8 - Luglio-Agosto 2014 6 ga da sé. Afferma C. Nosiglia introducendo gli Orientamenti pastorali della Chiesa ita- liana: «Il disagio verso il proprio corpo e le sva- riate forme di manipolazione violenta, alle quali viene sottoposto dalla moda e dai mo- delli di riferimento mass-mediali, conduco- no il giovane a rifiutare se stesso e ad assu- mere un atteggiamento pessimistico verso la propria persona. Quando non c’è capacità di accettarsi anche nel corpo, viene preclu- sa la capacità di percepire correttamente la realtà più vasta» (4). La fuga da sé è connessa con la fuga da- gli altri e anche con la fuga da Dio. La cate- goria della fuga dovrebbe entrare di più nelle analisi educative. Ho la sensazione che tante proposte educative, negli am- bienti cristiani, pongono i valori e il Vangelo nell’ottica della fuga (e quindi la alimenta- no), ad esempio quando enfatizzano la pro- gettualità, l’ andare verso (i valori, la perso- na di Gesù Cristo). Più che porre Dio davanti a noi come se avessimo da raggiungerlo, do- vremmo mostrare che Lui ci ha già incontra- ti. È rientrando in noi stessi, riconoscendo- ci, sostando e non correndo (fuggendo) che facciamo esperienza di Lui. L’educazione ha il compito di interrom- pere le fughe, a cominciare dalla fuga da sé. Ciò che chiamiamo individualismo si porta dentro la fatica della riconciliazione col sé , ed è da questo versante che dovrem- mo accostarlo, altrimenti lo si alimenta an- che nell’educazione, senza accorgersene. A pensarci bene, tanta educazione è centrata sull’ io più che sul sé e genera meccanismi di spasmodica ricerca di ciò che l’altro ha, ritenendolo condizione necessaria per esse- re in pace con se stessi. Ma questa invidia non fa che alimentare i meccanismi di fuga e un senso di frustrazione. V. Andreoli de- scrive in modo efficace questi meccanismi: «Il dominio dell’Io nell’educazione ha ge- nerato il conflitto, la figura del nemico, il bisogno del successo, che significa superare l’altro con tutti i mezzi possibili poiché l’al- tro è diventato l’elemento di confronto e dunque anche di frustrazione per non saper- lo non solo emulare, ma superare. È la logica dell’Io ad aver diffuso l’invi- dia, che è il tarlo della vita sociale. L’invi- dia esprime il desiderio di avere ciò che un altro possiede e io non ho, spingendomi a fare di tutto per ottenerlo. Ma non appena l’ho raggiunto, mi accorgo di non possedere ancora qualcosa che l’altro ha, e allora lo inseguo di nuovo, come se la felicità o la tranquillità si legassero proprio alla realiz- zazione di quel desiderio fondato sull’altro. È questa la condizione in cui si vive per ciò che non si ha non accorgendosi di ciò che in- vece appartiene al proprio bagaglio di oggetti o di qualità. È tipica di chi guarda all’altro e non dentro di sé, di chi non ha presente i S p i r i t u a l i t à (4) L’educazione e l’educazione alla fede nei nuovi orientamenti pastorali della CEI , in Conferenza Episcopale Italiana, Educare alla vita buona del Vangelo, Orientamenti pastorali dell’Episcopato italiano per il decennio 2010-2020, Elledici, Leumann, 2010, 14.
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