Luglio-Agosto-2014

LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXI - Numero 7-8 - Luglio-Agosto 2014 40 ca, la musica, il gioco). In questo modo si può sperare che i bam- bini sentano il clima di fiducia e di acco- glienza intorno a loro. Scuola, famiglia, territorio, strutture esterne possono (e devono) lavorare insie- me per ridurre il disagio dei bambini in ogni campo questo si manifesti, per promuovere il loro benessere, e aiutarli a crescere. Possiamo considerare la scuola come il setaccio in cui confluiscono tutte le proble- matiche inerenti i rapporti sociali ed inter- personali, in particolare, quelli relativi ai soggetti in età evolutiva, poiché la scuola è rimasto uno dei pochi luoghi in cui tutti i bambini e le bambine, i ragazzi e le ragazze si possono incontrare, stare ed operare in- sieme giacché non esistono quasi più altri spazi di aggregazione. Alcuni luoghi di socialità simbolicamente eccellenti come ad esempio il quartiere, la strada sotto casa, la piazzetta etc… non si prestano più, come è facilmente intuibile, ad essere punto di ritrovo aggregativo, al- tri, come ad esempio gli oratori sono quasi scomparsi. Pertanto, è «quasi normale» che certi comportamenti si manifestino, in maniera anche eclatante proprio nell’ambiente sco- lastico; il fatto che si manifestino proprio all’interno della Scuola non significa che questa ne sia la causa, l’elemento determi- nante o scatenante. Ma la «socializzazione» non è, né si può pensare di ridurla, ad «un evento» o a una «unità di apprendimento»: la socializzazione è un percorso a tappe che inizia al momento della nascita e si snoda in tutto l’arco della vita, con ritmi di sviluppo certamente diver- si a seconda dell’età del soggetto. Fattori che possono influire nella socia- lizzazione: • le persone « modello di riferimento » (gli altri significativi, in primis i genitori); • i valori sociali presenti negli stessi mo- delli e da loro, anche inconsapevolmente, trasmessi; • il sistema di regole (di approvazione o disapprovazione, dei sì e dei no…) ed il grado di rispetto, che si imprime alle stesse, che determina, o non determina, l’introiezione delle stesse da parte del bambino; • lo stile educativo che determina, o non determina, il superamento dell’innato ego- centrismo e del narcisismo (il superamento dell’egocentrismo è la condizione essenziale per una effettiva socializzazione, che metta il bambino in condizione di entrare in empa- tia con l’altro, di percepire le emozioni, la gioia e la sofferenza degli altri!). La scuola è spesso «desautorata» e «de- legittimata» dalla TV e dai Media ed al contempo sovraccaricata di aspettative e di richieste di surrogare le carenze di altri o di trasmettere valori e modelli compor- tamentali in netto contrasto con quelli in cui il bambino/a si trova costantemente immerso. Si chiede alla scuola di dare risposte im- mediate alle richieste della famiglia, della società, del mondo della produzione e/o dei servizi e qualora non fosse in grado di dare le risposte attese in modo tempestivo, ne viene colpevolizzata! In una situazione tale anche l’insegnante corre il rischio di deprimersi, di avvilirsi; si possono generare in lui un senso di sfiducia e un calo dell’autostima, fattori nocivi pri- ma di tutto per se stesso e poi per l’effica- cia del suo lavoro. Cosa si può fare? Innanzitutto tenere presente la comples- sità della situazione in cui si è chiamati ad operare ed essere consapevoli che l’azione del singolo (la scuola in questo caso) non può essere risolutiva. Un sano realismo e la consapevolezza dei propri limiti potrebbero aiutare l’inse- gnante a non deprimersi, a non scoraggiar- si, a mantenere alta l’autostima per poter operare al meglio; nella consapevolezza della complessità, ad aprirsi e cercare di creare progetti condivisi con tutti coloro che, direttamente o indirettamente, si oc- cupano di educazione e di formazione (in primis i genitori e le famiglie con cui si rende sempre più urgente un rapporto di intesa e collaborazione che porti a modifi- care lo «stile educativo» di cui accennato in precedenza). Anche gli Operatori sociali dovrebbero agire in sinergia, ognuno nel proprio ambi- to, nel rispetto reciproco dei ruoli e delle competenze, ma tutti protesi al raggiungi- mento dell’obiettivo comune.

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