Luglio-Agosto-2014
per ogni singolo alunno un patto educativo tra le varie agenzie educative che sottendo- no l’intervento. Tra scuola, famiglia ed operatori speciali- sti non ci deve essere concorrenza, il darsi la colpa l’un l’altro delle difficoltà, ma si deve attivare ed esplicitare un patto educativo che evidenzi la condivisione degli interventi. È ormai dal 1998 che si attua il patto educativo di responsabilità tra scuola e fa- miglie previsto dalla normativa ed è un esempio interessante di coinvolgimento e di responsabilizzazione della famiglia nelle vi- cende scolastiche. Così come è ormai entrato nel linguaggio comune della scuola il patto educativo per l’integrazione di ragazzi stranieri e con si- tuazioni particolari. Per quanto riguarda l’handicap o i DSA ancora c’è una certa difficoltà a ragionare in termini integrati. Negli anni tutto lo sfor- zo si è concentrato sull’insegnante di soste- gno o peggio su quante ore di sostegno. Purtroppo però l’esperienza ci ha fatto capire che questo non è sufficiente. Il sostegno e le ore di sostegno hanno una funzione rassicurante per gli insegnanti e per i genitori ma hanno una scarsa utilità al fine di una vera integrazione. Tutti si sentono rassicurati quando hanno ottenuto il sostegno, vinto la «battaglia del- le ore». Nessuno o pochi si chiedono cosa si fa in quelle ore e soprattutto cosa si fa nelle al- tre ore. Difficilmente ci si rende conto che anche nel fatidico e agognato rapporto 1 a 1 l’in- segnante di sostegno sta con il bambino per 18 ore ma il bambino sta a scuola fino a 40 ore settimanali. È importante pensare a cosa si fa didatti- camente ed educativamente in tutte le ore in cui un bambino sta a scuola. Non si riesce a fare molto se non c’è un patto educativo tra scuola, famiglia e spe- cialisti che hanno fatto una diagnosi. Solo se si riesce a condividere la situazio- ne reale di quel bambino, a ragionare sulle sue risorse residue, ad essere solidali ed aiutarsi vicendevolmente si può aiutare davvero un bambino in difficoltà. Perché dobbiamo sempre ricordarci che un bambino in difficoltà è difficile da af- frontare, ci mette in difficoltà e ci costrin- ge a tirare fuori le nostre risorse. Meglio, molto meglio, poche ore di soste- gno ma una situazione in cui c’è un patto educativo funzionante. Per questo oramai da più parti nella scuola si sta pensando di utilizzare una par- te delle ore di sostegno per delle funzioni strumentali che aiutino nella didattica gli insegnanti. Oramai anche nella normativa si va fa- cendo strada questo processo. La diagnosi ICF, con il suo modo integrato di fare diagnosi, è un esempio. La legge 170 sui DSA e gli alunni con biso- gni educativi speciali senza sostegno ma con una attenzione particolare tramite gli stru- menti compensativi e le misure dispensative è un altro esempio. La scuola costituisce un ambiente parti- colare e fondamentale nella vita di un bambino. Oltre al notevole contributo che la scuo- la fornisce allo sviluppo cognitivo del bam- bino, che apprende e impara, l’ambiente scolastico costituisce anche un contesto pri- vilegiato per lo sviluppo sociale, comporta- mentale, emotivo e morale. A scuola aumentano per il bambino le possibilità di interagire con i pari, e quindi le possibilità di comunicare, condividere, proporre, collaborare. Le relazioni diventano più selettive, ba- sandosi via via sulle affinità, sulla comunan- za di interessi e di attività. Inoltre, i pari contribuiscono alla forma- zione dell’autostima, alla costituzione del ruolo sociale all’interno di un gruppo, alla conoscenza di sé, all’apprendimento di alcu- ni comportamenti più adatti all’interazione. È necessario pertanto prendere in esa- me le relazioni che si instaurano con i coe- tanei per poter comprendere eventuali dif- ficoltà del bambino, comportamenti scor- retti, o addirittura sintomi di patologie, e poter, in definitiva, mettere in atto inter- venti efficaci. È importante cercare di fornire modelli positivi e prosociali, dare fiducia e stimolo agli alunni, promuovere l’autostima, acco- gliere le emozioni positive e negative e fa- vorire l’espressione dei sentimenti (es. at- traverso il disegno, il teatro, l’attività fisi- 39 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXI - Numero 7-8 - Luglio-Agosto 2014
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