Luglio-Agosto-2014

LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXI - Numero 7-8 - Luglio-Agosto 2014 38 D.W. Winnicott ha portato il bisogno di contribuire come se fosse un istinto innato, dice che il voler contribuire è il bisogno umano. Molte volte troverete che il bambino si sente molto avvilito di non poter contribui- re per questo dobbiamo dare ai nostri figli la possibilità di dare un contributo persona- le creativo ma sintonico. È quello che cercano di fare anche quan- do non ci riescono. Bisogna saper differenziare tra l'irrequie- tezza e la vitalità. Davanti a questi comportamenti emerge il grande tema della solitudine che è forse il grande problema della vita umana. Sicuramente gli insegnanti sono soli, si sentono soli, in difficoltà nell’affrontare qualcosa di più grande di loro; ma sicura- mente anche i genitori sono soli e ancora più i ragazzi che si comportano così sono soli. Ci segnalano, ci raccontano di essere soli. Soli sono i bulletti che cercano dispera- tamente di dare un senso alla loro esistenza e di trovare un ruolo in cui collocarsi, un ruolo in cui non si sentono loro stessi vitti- me, e sole, certamente, sono le vittime. Dalla solitudine si esce con la comuni- cazione. È aumentando il livello di comunicazione che si superano queste difficoltà. Il disagio ha varie valenze, può essere di- sagio sociale, scolastico o personale, ciascu- na con le sue specificità; dal disagio nasco- no i comportamenti antisociali. Alla base del disagio e dei comportamen- ti antisociali vi è una mancanza di comuni- cazione. Se capiamo questo diventa semplice an- che delineare una linea d'azione: aumenta- re la comunicazione favorisce la lotta con- tro i comportamenti antisociali. Naturalmente bisogna favorire la comu- nicazione a tutti i livelli, tra ragazzi coeta- nei, ma anche tra insegnanti e ragazzi e tra genitori, insegnanti e ragazzi. In questo modo si interviene anche sul tema della solitudine molto presente nel mondo della scuola: i ragazzi si sentono so- li, gli insegnanti si sentono soli e abbando- nati dalle istituzioni, i genitori si sentono soli nel loro compito educativo. Per questo è necessario il lavoro di rete: da soli non ce la si può fare. Chi lavora anche con il disagio psichiatri- co conosce molto bene questo assioma. I pazienti hanno una enorme capacità di metterti in crisi, mettono in crisi anche il gruppo di lavoro, l’equipe; mettono uno contro l’altro, ci scaricano le responsabilità uno sull’altro. Bisogna aver chiaro che non si può opera- re da soli onnipotentemente. In questo senso la psichiatria è un ottimo esercizio contro l’onnipotenza e in qualche modo è lo stesso anche con i bambini e i ra- gazzi problematici, pur con le debite pro- porzioni. Tutto questo lavoro deve comunque pun- tare al benessere non alla repressione: dob- biamo mettere in luce che il nostro lavoro non è finalizzato alla repressione ma all'au- mento del benessere. Benessere che nasce dalla accettazione anche delle difficoltà e del disagio. La serenità nasce dall'accettazione. Senza comunicazione tutto questo per- corso non è possibile. La scuola e gli psicologi a scuola ci hanno abituato ad interventi aulici e formali con un linguaggio di un certo tipo. Dobbiamo invece esprimerci in modo semplice, farci capire, ma soprattutto in- tervenire avendo sempre chiaro quello che vogliamo e cioè aiutare le persone che ci chiedono aiuto. Questo è quello che dobbiamo avere sempre ben presente, aiutare, per quanto è possibile, chi ci chiede aiuto. Per questo anche nel rapporto con la scuola dobbiamo sempre cercare di attivare tutte le risorse utili e non creare interventi esclusivamente settoriali e tecnici. Sappiamo bene che per poter intervenire efficacemente è necessario quella che in medicina con un termine inglese si chiama « compliance » e che nella clinica si chiama alleanza terapeutica. Senza di questa nessun intervento per quanto elegante o moderno o intellettual- mente intelligente risulta alla fine efficace. Questo aspetto deve essere ben presente anche nella scuola che vuole essere la scuo- la dell’autonomia e dell’integrazione. Se vogliamo integrare nella scuola le di- versità dobbiamo essere in grado di attivare

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