Luglio-Agosto-2014
RESILIENZA A SCUOLA: AFFRONTARE EFFICACEMENTE LE DIFFICOLTÀ Silvio Campi, Psicoterapeuta - Psicologo Dirigente ASL RM A Area TSMREE - ARIEE Associazione Ri- cerca-Intervento in Età Evolutiva M olte ricerche italiane e l’esperienza sul campo indicano che su circa 9 mi- lioni di studenti in Italia, tra la scuo- la dell’infanzia e quella superiore, quasi 2 milioni incontrano difficoltà nell’apprendi- mento scolastico. Le ragioni di questo importante numero sono molteplici e sono relative allo studen- te, all’ambiente scolastico ed al contesto socioculturale da cui lo stesso proviene. L’importante ruolo dell’ambiente socio- culturale sulla carriera scolastica è ben co- nosciuto anche come influenza negativa sul rendimento scolastico, sulla prosecuzione degli studi e sulla scelta per gli indirizzi successivi di studi meno prestigiosi. L’influenza socioculturale è ancora più importante quando lo studente derivi da co- munità con lingua e culture diverse da quel- le in cui attualmente vive, in cui all’istru- zione, talvolta, è dedicata tradizionalmente poca attenzione. Come è noto, invece, una famiglia sensi- bile e disponibile a seguire il processo di ap- prendimento dei figli può contribuire ad at- tenuare le eventuali difficoltà scolastiche. Inoltre, la qualità dell’esperienza scolastica incide fortemente sullo strutturarsi dell’identi- tà e dei rapporti sociali dell’adulto di domani. Si ipotizza che azioni in grado di indivi- duare precocemente difficoltà di apprendi- mento emergenti, dipendenti da diverse cause, possano agire come prevenzione al- l’instaurarsi di disturbi conclamati ed a si- tuazioni di insuccesso ed abbandono scola- stici ad esse collegate. Molte ricerche indicano che è possibile individuare i bambini a rischio di disturbo specifico di apprendimento già all’inizio della scuola primaria attraverso la valuta- zione di alcune competenze che sottendono all’apprendimento della lettura e della scrittura. A lungo termine, poi, una parte consi- stente degli abbandoni scolastici in età suc- cessiva dipende dagli effetti secondari a pregressi disturbi non riconosciuti e non ri- solti, complicati anche da problematiche sul piano individuale, sociale e relazionale. Ci sono vari punti nodali che, presenti fin dall’infanzia, possono influire sui pro- cessi di sviluppo favorendo percorsi adatti- vi o disadattivi. Il primo dei nodi riguarda le predisposi- zioni biologiche dell’individuo, la sua mag- giore o minore reattività agli stimoli stres- santi, la sua impulsività, le sue difficoltà at- tentive, ecc. Il secondo gruppo di fattori si riferisce al contesto socioculturale in cui il bambino vi- ve, al mondo etico e valoriale che gli viene trasmesso, in cui condotte pro e antisociali sono approvate o disapprovate. Il terzo gruppo riguarda tutte le espe- rienze di vita che il soggetto compie e, so- prattutto, la rete di rapporti che si va co- struendo fin dalla prima infanzia, in cui as- sumono particolare rilevanza, accanto al rapporto con i genitori e i familiari in gene- re, quelli con i coetanei. Ed è su quest’ultimo punto che la ricerca psicologica in questi anni ha compiuto note- voli progressi, riuscendo a dimostrare come la mancanza di rapporti con i coetanei nel- l’infanzia, o la presenza di rapporti distorti di prevaricazione e subalternità, abbiano buone probabilità di sfociare in veri e propri disturbi della condotta nell’età adolescen- ziale e oltre. Dal punto di vista clinico dobbiamo sempre ricordare che ognuno ha un certo comportamento perché cerca di segnalare qualcosa. Ognuno cerca di dare il suo contributo personale anche se qualche volta è distoni- co rispetto all’ambiente. 37 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXI - Numero 7-8 - Luglio-Agosto 2014
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