Luglio-Agosto-2014

LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXI - Numero 7-8 - Luglio-Agosto 2014 34 Un esempio efficace: se avessimo visto anche mille fotografie di cubi, se avessimo osservato da lontano modelli di cubo dispo- sti su un piano senza prenderli in mano e senza muoverli, non avremmo mai scoperto che le facce del cubo sono sei quadrati con- gruenti, che i dodici spigoli del cubo sono tutti uguali, che il cubo presenta molte sim- metrie,... L’immagine mentale corretta di cubo che possediamo deriva dall’aver utilizzato pezzi cubici nelle costruzioni, dall’aver giocato a dadi,... Il materiale adatto per affrontare in clas- se un determinato argomento è per lo più materiale «povero», che si può reperire fa- cilmente. L’insegnante, in atteggiamento di ricerca, impara a scoprire l’utilità di oggetti che capitano frequentemente fra le mani: scatole, cannucce, spilli, bottoni automatici, spaghi, specchietti, steccoline, carta di vari tipi,... Talvolta, riflettendo su un materiale già usato, l’insegnante scopre nuove poten- zialità che permettono di costruire segmenti innovativi in un percorso didattico. Pertanto l’indicazione di materiali inte- ressanti e delle modalità di uso dovrebbe ap- partenere al curricolo verticale di Istituto. Quale uso del libro di testo? È importante che i docenti discutano per chiarire il loro rapporto con il libro di testo. In occasione di incontri, di corsi di aggiorna- mento spesso si percepisce un’eccessiva di- pendenza dell’insegnante dal libro di testo, che talvolta non ha neppure scelto, ma che ha trovato in uso. Frequentemente proposte didattiche, che il singolo insegnante trova efficaci e coinvolgenti, non vengono da lui attuate perché non corrispondono al libro usato nel- la classe. Il rapporto va rovesciato: è l’insegnante che deve conquistare la propria indipenden- za, decidere il suo percorso prendendo dal testo ciò che è utile, riordinando la sequenza degli argomenti secondo il proprio gusto, cre- ando i collegamenti necessari, integrando eventualmente le parti che ritiene carenti. Il libro di testo insomma deve essere uno strumento nelle mani dell’insegnante e non deve invece accadere che l’insegnante sia schiavo del libro di testo. Quali verifiche? Le Indicazioni Nazionali prevedono una valutazione per ogni alunno sia degli obiet- tivi di apprendimento disciplinari conseguiti sia delle competenze maturate. Il discorso è delicato. Credo che si possa condividere un primo punto: qualsiasi valutazione, sia degli obiet- tivi disciplinari sia delle competenze, non può basarsi soltanto su verifiche periodiche, ma deve scaturire da osservazioni continue che l’insegnante fa su ogni ragazzo, tenen- do conto della sua partecipazione al lavoro comune, dei suoi interventi, delle sue do- mande, delle sue iniziative. Quanto alle verifiche periodiche o finali si possono esprimere alcuni criteri. Intanto il docente deve proporre verifiche che cor- rispondano al lavoro che ha effettivamente fatto nella sua classe sia nei contenuti sia nel metodo. Per questo, come ho già detto, non mi sembra appropriata una stessa veri- fica in tutte le classi parallele: la fisionomia particolare di ciascuna classe comporta ne- cessariamente un lavoro didattico diverso. In ogni caso la verifica deve prevedere quesiti di difficoltà graduale: alcune richie- ste semplici a cui tutti possano rispondere, alcune domande più impegnative che richie- dano sforzo agli alunni migliori. È anche opportuno discutere del tipo di quesiti. Infatti possono essere proposti que- siti di tipo esecutivo, quesiti significativi di tipo «scolastico», quesiti non scontati che traggono spunto anche dalla realtà (le pro- ve Invalsi ne offrono validi esempi). I quesi- ti ripetitivi, con cui si può soltanto verifica- re la capacità dell’alunno di applicare un algoritmo o di richiamare una formula se- condo uno schema noto, dovrebbero essere proposti in misura molto limitata perché ta- li abilità possono essere accertate abba- stanza facilmente nel normale lavoro didat- tico. I quesiti non banali sui contenuti disci- plinari devono invece avere largo spazio: con questi quesiti non si accertano soltanto l’acquisizione di particolari conoscenze, ma anche la capacità di collegarle e di utiliz-

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