Luglio-Agosto-2014
LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXI - Numero 7-8 - Luglio-Agosto 2014 22 ra sociale e del senso comune. L’approccio critico delle mie argomenta- zioni non è dunque rivolto a tanti sforzi, a volte lodevoli, nelle intenzioni e nelle ela- borazioni, di cogliere elementi di innovazio- ne attraverso quel processo che ho indicato come «attribuzioni» assegnate alla «cosa curricolare» (dalla verticalità alla continui- tà, appunto). Quanto al fatto che in tale sforzo spesso si smarrisca la consapevolezza della sua dimensione «manutentiva» e, per converso, della dimensione radicale dell’in- tervento di cui avrebbe bisogno il nostro «ordinamento». Né la verticalizzazione (qualunque cosa voglia dire...) né le «Indicazioni» che si propongono come sponda di riferimento di tale innovazione, sono in grado di cogliere il segno. Voglio terminare con una ulteriore «pro- vocazione». Si legga con partecipazione. «Lo studente al termine del primo ciclo, attraverso gli apprendimenti sviluppati a scuola, lo studio personale, le esperienze educative vissute in famiglia e nella comu- nità, è in grado di iniziare ad affrontare in autonomia e con responsabilità le situazio- ni di vita tipiche della propria età, riflet- tendo ed esprimendo la propria personali- tà. Dimostra una padronanza della lingua italiana tale da consentirgli di comprendere enunciati e testi di una certa complessità, di esprimere le proprie idee, di adottare un registro linguistico appropriato alle diverse situazioni. Nell’incontro con persone di di- verse nazionalità è in grado di esprimersi a livello elementare in due lingue europee. Allo stesso modo riesce ad utilizzare una lingua europea nell’uso delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione: posta elettronica, navigazione web, social network, blog, ecc.. Le sue conoscenze ma- tematiche e scientifico-tecnologiche gli consentono di analizzare dati e fatti della realtà e di verificare l’attendibilità delle analisi quantitative e statistiche proposte da altri. Il possesso di un pensiero razionale sviluppato gli consente di affrontare pro- blemi e situazioni sulla base di elementi certi e di avere consapevolezza dei limiti delle affermazioni che riguardano questioni complesse che non si prestano a spiegazioni univoche. Utilizza in modo sicuro le tecno- logie della comunicazione con le quali rie- sce a ricercare e analizzare dati ed infor- mazioni e ad interagire con soggetti diver- si. Possiede un patrimonio di conoscenze e nozioni di base ed è allo stesso tempo capa- ce di ricercare e di procurarsi velocemente nuove informazioni e impegnarsi in nuovi apprendimenti anche in modo autonomo. Ha assimilato il senso e la necessità del ri- spetto delle regole nella convivenza civile. Ha attenzione per il bene comune e per le funzioni pubbliche alle quali partecipa nel- le diverse forme in cui questa può avveni- re: volontariato, azioni di solidarietà, ser- vizio civile, ecc. Dimostra originalità e spi- rito di iniziativa. Si assume le proprie re- sponsabilità e chiede aiuto quando si trova in difficoltà. In relazione alle proprie po- tenzialità e al proprio talento si impegna in campi espressivi ed artistici che gli sono congeniali.» (Da «il profilo dello studente al termine del primo ciclo di istruzione – dalle «Nuove» Indicazioni) Confrontandomi con queste parole (esor- tazioni?) vengo colto da sgomento non sen- tendomi assolutamente all’altezza di esse, e, alla mia età, con qualche problema circa il realismo di un possibile (invocato?) mi- glioramento. Il secondo pensiero (consolante) è che lungo tutta la mia vita nella scuola non ho mai incontrato questo «Apollo adolescente». Il terzo pensiero muove dalla considera- zione che si tratti di un esercizio di model- lizzazione «idealtipica». Gli estensori delle Indicazioni si sono misurati con lo sforzo di definire il «dover essere» del «buon « ado- lescente a cui traguardare gli sforzi comuni delle «istituzioni formative» e di coloro che vi operano. Le scuole innanzi tutto (la loro specializzazione istituzionale) ma non solo: le «funzioni» pedagogiche della scuola al- largano la loro sfera di azione alla società intera; elaborano «valori» e significazione sociale, non solo risultati e diplomi. Padri e madri dovrebbero guardare ai loro figli attraverso analoga lente di in- grandimento. Il quarto pensiero si interroga, però, sul «senso» che assume, proprio per questa
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