Luglio-Agosto-2014

LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXI - Numero 7-8 Luglio-Agosto 2014 16 no «una base amplissima e condivisa di co- noscenze, di potenzialità ideative, di mo- dalità affettive e relazionali» e che l’esse- re partecipe di una lingua e di una lingua di cultura […] è una vera rampa di lancio per le più innovative imprese del pensie- ro». L’apprendimento delle lingue classi- che, quindi, se correttamente impostato, può contribuire a favorire il percorso for- mativo e assicurare livelli sempre più com- plessi di competenze . Del resto Epicuro affermava che il lin- guaggio è importante non in quanto puro mezzo di comunicazione, ma perché ha la funzione di spingere all’attività razionale. Nell’epoca in cui la comunicazione, sempre più veloce, è diventata quasi un idolo , nell’età del messaggini più o meno criptici, ai quali i nostri ragazzi dedicano tanto del loro tempo, la riflessione sulle lingue classi- che, in quanto non si pone come obiettivo l’acquisizione di una competenza comunica- tiva, prevalente nell’apprendimento delle altre lingue, ma una competenza linguistica ricettiva, sembra fondamentale, anche co- me antidoto al decadimento del linguaggio. Sono queste alcune tra le buone ragioni per sostenere lo studio del latino. Ma qui si aprono i problemi. L’accrescersi della conoscen- ze comporta inevitabilmente il sacrificio di quelle giudicate non necessarie nella realtà, an- che culturale, di oggi e ha ridotto sempre più la presenza del la- tino (lo studio del greco è sem- pre stato un fe- nomeno di nic- chia) nei curri- coli della scuola secondaria di secondo grado. Scelta discutibile, ma la di- scussione sarebbe lunga e alla fine, forse, senza una risposta. Peraltro, quasi in controtendenza, sem- pre più troviamo proposto lo studio di que- sta lingua nella scuola secondaria di primo grado. Questo è certamente un fatto positi- vo se offre la possibilità di accostarsi al lati- no ad un numero più ampio di studenti e in una fascia di età in cui è più facile suscitare attenzione, ma poco produttivo per due motivi: molto spesso questa disciplina viene offerta come un extra optional e non inseri- ta nel curricolo; inoltre, nel passaggio alla scuola superiore gli studenti si trovano di fronte a ripetizioni di nozioni già note e a scelte didattiche discordanti, cosa che ge- nera in loro noia, disorientamento e disaffe- zione. Quindi non sarà mai eccessiva la rac- comandazione (valida del resto per tutte le discipline) di seguire la logica della conti- nuità verticale : partire sempre da un effet- tivo, rigoroso accertamento delle nozioni già in possesso degli studenti e su quelle in- nestare i nuovi apprendimenti. Vi è poi il problema del modo in cui si affronta lo studio del latino. Il perdurare di un primo approccio grammaticale astratto, di un nozionismo fine a se stesso, retaggio di una lunga tradizione che, a quanto pare, persiste ancora, anche se ne- gli ultimi decenni vi sono state tante pro- poste innovati- ve, rende poco interessante il primo contatto dei giovani con un mondo che sarebbe ricco di aspetti affa- scinanti, ma si presenta loro astruso, noioso e lontano dalla vita vissuta. Bisogna ri- pensare i modi di studio, mo- dificare le mo- dalità di ap- prendimento, guadagnare un po’ di spazio per rendere più attrattiva la conoscenza di questa lingua. Non voglio addentrarmi in un’analisi det-

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