Luglio-Agosto-2014
IL LATINO LINGUAMORTA ?! Maria Vittoria Cavallari, Presidente sezione «G. Nosengo» Roma S i parla tanto di Beni Culturali e della loro conservazione, ma, forse perché si guarda alla loro fruizione in un’ottica prevalentemente «commerciale», sembra essere trascurabile il fatto che, come le memorie architettoniche ed artistiche, an- che le lingue del passato aiutano a cogliere il meccanismo di continuità culturale che si propaga all’interno della nostra tradizione, ad acquisire consapevolezza dell’ambiente nel quale viviamo, e che, in questo senso, anche esse rientrano a pieno titolo tra i Be- ni Culturali da conservare. Nel convegno Treellle Latino perché? Latino per chi? il prof. Maurizio Bettini (1) osservava che an- che le presenze monumentali perderanno progressivamente la capacità di essere com- prese, si trasformeranno in «enigmatici mucchi di pietre», se si distrugge il contesto culturale che può dar loro un senso. La realtà sempre più globalizzata nella quale viviamo dimostra peraltro che, vo- lenti o nolenti, siamo strettamente con- nessi nel mondo, che lo sviluppo di ogni nazione è possibile soltanto se fondato su questa consapevolezza; le difficoltà che incontra il processo di integrazione euro- pea ci dicono che la comunità tra gli Stati si riduce ad un fatto puramente mercanti- listico e tecnocratico, se prescinde dallo spirito dei popoli , da una sorta di senso comune. Il latino e il greco sono state per secoli le lingue veicolari in Europa, stru- mento di comunicazione e di promozione culturale. È sulla base del latino e del gre- co che prende via via forma l’Europa lin- guistica (non solo quella neolatina), che si forma quella cultura di cui siamo portato- ri. Nel già citato convegno Latino perché? Latino per chi? il prof. Tullio De Mauro ri- cordava che «latinità e grecità sono l’inte- laiatura portante della tradizione cultura- le, intellettuale, scientifica dell’Europa e dell’Occidente moderni». Se la lingua na- zionale (ma anche il dialetto) è segno di identità, scoprire, anche attraverso lo stu- dio delle lingue classiche, le radici comuni aiuta a riconoscere la cultura di apparte- nenza come parte di una memoria colletti- va più ampia, a cogliere più approfondita- mente le origini e gli sviluppi della cultura europea, a riflettere su come superare il muro che separa tuttora le diverse identità nazionali. Insomma, le lingue classiche, e segnata- mente il latino, sono parte non indifferente di un patrimonio storico culturale di valore inestimabile e, come tali, è necessario che siano tutelate e valorizzate come gli altri Beni Culturali. Nell’intervento sopra menzionato De Mauro (3) spiegava anche che le lingue so- 15 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXI - Numero 7-8 Luglio-Agosto 2014 (1) M. B ETTINI , in Latino perché? Latino per chi? Confronti internazionali per un dibattito , Treellle, Maggio, 2008. (2) T. D E M AURO , in Latino perché? Latino per chi? Confronti internazionali per un dibattito , Treellle, Maggio, 2008 (3) T. D E M AURO , op.cit.
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