Luglio-Agosto-2014
che le nuove generazioni conoscano. Il su- peramento del pregiudizio (la baconiana ta- bula rasa ), è cosa ben diversa dallo scettici- smo. L’educatore, come afferma Bellingre- ri, consegna un bene (il sapere), a una per- sona (l’allievo), che è soggetto attivo e cor- responsabile del proprio sviluppo: «Signifi- ca, per lui, saper trovare, grazie al potere dell’immaginazione, e saper scegliere, so- spinto dalla motivazione etica, una configu- razione inedita di quello stesso ideale di umanità: assunta come mediazione simboli- ca, vissuta come approssimazione al compi- menti personale» (9). Gli educatori non possono aiutare i loro studenti a superare il non-sapere, l’ignoran- za, se per primi non conoscono, se per pri- mi non s’impegnano per crescere cultural- mente e professionalmente, se non sono convinti che l’incompiutezza sia punto di partenza e non di arrivo del processo edu- cativo. Confondere l’essere condizionati dalle circostanze con l’esserne determinati, in una catena inesorabile di cause ed effet- ti, fa sì che la storia non sia più possibilità ma determinazione, e che domande quali «A che serve studiare?» restino prive di ri- sposta. Il documento della CEI invita tutti a riflettere sul fatto che l’educazione chiede competenza, ma anche una visione dell’uo- mo aperta al futuro, esige conoscenza e ag- giornamento, ma anche disponibilità al dia- logo e alla relazione. Viceversa, la scuola ri- mane prigioniera del tecnicismo, della do- manda senza risposte, della notte nichilista anziché della proposta educativa: «La prati- ca educativa è tutto questo: affettività, al- legria, capacità. Dominio tecnico al servizio del cambiamento, o purtroppo della conser- vazione del presente neoliberale proposta dall’ideologia insita nel discorso della “mor- te della storia”» (10). (9) A. B ELLINGERI , La cura dell’anima. Profili di una pedagogia del sé , Vita e Pensiero, Milano, 2010, p. 183 (10) P. F REIRE , Pedagogia dell’autonomia , EGA, Torino, 2004, p. 113 Chi.ma prof.ssa Rosalba Candela Presidente nazionale UCIIM Via Crescenzio 25 00193 Roma Le comunico con accorato sentimento di nostalgia e di dolore che la sezione UCIIM di Cefalù ha cessato di esistere. Per me è come un pezzo significativo della mia vita se ne va, e sono più di 50 anni. Ho conosciuto l’UCIIM nel lontano 1960, quando ferveva il dibattito sulla Scuola Media, come 3° ciclo della formazione di base. Ho diretto la sezione di Cefalù dal 1968 fino al 2000. Di triennio in triennio sono stato eletto Presidente, nonostante le mie insistenze perché ci fosse un ricambio. C’è stata un’in- transigenza dei colleghi per riaffidarmi di volta in volta l’incarico. I primi 25 anni sono state fecondi di attività: incontri quindicinali o mensili, corsi di ag- giornamento in collaborazione con la fiorente sezione di Palermo. Ora le mie condizioni di salute si sono aggravate non mi sento di pregare i quattro soci rimasti a continuare, come per inerzia, l’adesione all’UCIIM. L’UCIIM mi ha dato molto. Ho partecipato a parecchi convegni. Auguro che l’Unione fondata da Nosengo, eccezionale Maestro ed Educatore, possa fare ancora tanto bene, soprattutto per le nuove generazioni. Un cordiale saluto e un ossequio per Lei, gentilissima Presidente e per il personale di Se- greteria. Giovanni Sottile 10 LA SCUOLA E L’UOMO - Anno LXXI - Numero 7-8 - Luglio-Agosto 2014
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